Invito alla riflessione. Ovvero, dopo l’orrore

Giorni di dolore; l’antidoto migliore è il silenzio e la meditazione.
Proprio a proposito di meditazione, ci ha fatto pensare, appassionare, dibattere (off blog) l’ottimo spunto di Della che ci ha sottoposto un articolo/riflessione di Antonio Tombolini su Notizie Radicali, il giornale telematico di Radicali Italiani.

S’intitola “Dell’Etica Condivisa, ovvero: il cavallo di Troia dei fondamentalismi” e ve ne cosiglio caldamente la lettura.
Non volendo assolutamente violare la legge sul diritto d’autore, riporto qui solo alcuni passaggi dell’articolo, ma rimando per approfondimenti al testo integrale, visto che trattandosi di un percorso sillogico, il discorso affrontato nell’articolo va seguito punto per punto.

L’articolo tratta una tematica super-attuale anche se le comunità di tutto il mondo fanno ancora orecchie da mercante. Si tratta comunque di questioni con cui tutti noi prima o poi dovremo fare i conti, ammesso che non li siamo già facendo (poi mi direte), riguardano i cardini della nostra società, la morale, l’ etica, la religione nel momento in cui questi vengono scossi dal profondo dagli ultimi drammatici avvenimenti che investono con violenza la nostra società Globale.
Meglio quindi aprire un dibattito serio su questa cosa ora, per chiederci, in questi “strani giorni”, senza ipocrisia, che sta succedendo.

V.

Di seguito alcuni passaggi particolarmente significativi che ho inteso evidenziare:

“Dell’uso comune il termine etica viene fatto coincidere col termine morale.
Entrambi designano le regole per stabilire ciò che è bene e ciò che è male.
Tutte le definizioni tradizionali e correnti, anche le più sofisticate, si riportano alla fine a questo significato comune di morale e di etica, facendone uno il sinonimo dell’altro”

La mia tesi è che la retorica dell’etica condivisa, lungi dall’essere un valido antidoto ai fondamentalismi, ne è piuttosto il cavallo di Troia, o – per chi ne parla in buona fede – un ossimoro e una contraddizione in termini“.

Se un’etica è tale, essa non può essere oggetto di compromessi. E se tutto viene ricondotto all’assolutismo dell’etica (il diritto, la politica, l’economia, ecc.) non c’è via di scampo dal fondamentalismo

E’ in crisi l’etica così come concepita – nel bene e nel male – dal pensiero occidentale moderno. Si parla tanto di valori, di morale, di etica, proprio perché quanto già visto da Nietzsche (e con lui da Heidegger) si sta ora realizzando in pienezza: Dio è morto. Dove quel dio ha svolto un ruolo, un mestiere ben preciso: quello della fonte e sorgente dei valori, dell’etica, della definizione del bene e del male”.

L’uomo contemporaneo ha scoperto irrevocabilmente che i valori altro non sono che punti di vista, smascherandone e annullandone la pretesa imperatività. Ha scoperto la relatività dei valori, e dunque di ogni etica e codice di comportamento su di essi costruiti. Questa scoperta è irrevocabile.
Può solo essere mascherata, nascosta, attraverso la rumorosa mistificazione, o attraverso la coercizione violenta, agli occhi dell’uomo contemporaneo
. Ma a nessuno sfugge più ormai, nell’intimo di se stesso, l’inconsistenza di ogni pretesa di assolutismo – e dunque di valore indiscutibile – da parte di qualsiasi etica o sistema di valori”
.

“Combattere dunque i nuovi fondamentalismi – islamici o cattolici o cristiani che siano – con le armi classiche della laicità e della ragione è del tutto insufficiente”

Quale via percorrere allora?”
“Ci resta un altro e diverso Dio? Ci resta un’altra e diversa etica?”

Questi sono gli interrogativi, sempre più urgenti, attorno ai quali una nuova teologia e una nuova filosofia dovrebbero affrettare la loro libera ricerca, anziché attardarsi nel vuoto gioco (e tragico e crudele e doloroso) del confronto e della lotta tra diverse concezioni, basate tutte, però, su ciò che non c’è più, sul vuoto di dio e sul vuoto dell’etica così come ci è sembrato naturale e ovvio intenderli (e perciò non-pensarli). Pensare, cioè porsi in cammino verso un altro dio, verso Dio, il cui primo carattere, l’abbiamo ormai imparato, è che non ha niente a che fare con l’Etica, con la posizione di valori, coi codici di comportamento: il Dio della rivelazione del mistero della vita, piuttosto. Pensare, cioè porsi in cammino verso un’altra etica, il cui primo carattere, l’abbiamo ormai capito, è che non ha niente a che fare col bene e col male: l’etica dell’ethos, dell’abitare, del come abitare autenticamente essendo su questa terra”.

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