Il futuro della comunicazione tra vangelo e web

Altro spunti di grande interesse tratti dai media tradizionali è l’articolo di Gianni Riotta apparso sulle pagine del Corriere delle Sera di lunedì scorso.

Riotta si chiede, nell’era della “grande conversazione” e del tramonto dei media cosa resta dell’opinione pubblica. La dissertazione di Riotta, tra vangelo e web, è alta e apre tutta una serie di interrogativi sul futuro della comunicazione, tra la verità veicolata dai mass media e le verità all’interno del fittissimo reticolato di relazioni scaturito dal Web (“La verità moltiplicata all’infinito nel caleidoscopio dei siti Internet, deformata dallo specchio astuto degli specialisti della propaganda”).

Le conclusioni del direttore del TG1 sono: “se da giornali, TV e Rete nascerà una guerra santa online, dove l’approccio equanime è sopraffatto dal tutti contro tutti, allora prevarrà la seconda Profezia di Giovanni – 3, 19 – tenebre sulla luce. Se dall’arcipelago delle nuove comunità, il nuovo mercato e le nuove opinioni facessero scaturire un confronto aperto allora finalmente avremo nuovi contenuti e verità condivise”.

Per approfondimenti, consulta l’articolo di Riotta qui 

La mia interpretazione dell’articolo di Riotta sono differenti da quelle che leggete nel sito della Ferpi, sono troppo conservatrici per i miei gusti perchè tendono a difendere lo status quo dei mass media e le dinamiche tradizionali di detenzione dell’informazione. Dunque il problema non è, a mio avviso, la scomparsa di un’opinione pubblica, ma che genere di opinione pubblica emerge dall’esposizione ai mezzi di comunicazione.

Tante verità-uguale-nessuna verità dà come prodotto la scomparsa dell’opinione pubblica secondo Riotta.
Tante verità-uguale-opinioni maggioritarie danno invece, a mio avviso, come prodotto comunità più critiche (forse più libere) anche se apparentemente più atomizzate.

Per restare in tema biblico, Riotta sembra temere che questa Babele di punti di vista di persone che si connettono e si esprimono in Rete (blog, social network, forum, etc.) possa in qualche modo sostituirsi al ruolo “sacro” dell’informazione. Non si preoccupa il direttore del TG1 di considerare il livello di libertà del sistema mediatico attuale e non sembra aver capito che è dal dialogo e dal confronto tra giornalisti e utenti attivi del Web che scaturisce un’opportunità mai avuta in passato: un’opinione pubblica più partecipe, vigile e critica.

In momenti in cui il giornalismo sembra avere abdicato al ruolo di watchdog è proprio questa nuova opinione pubblica la maggiore garanzia per la nostra democrazia.

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2 commenti su “Il futuro della comunicazione tra vangelo e web”

  1. Hamlet Says:

    Ho l’impressione che tra 30-40 anni si faranno 2 risate a rileggere che nel 2009 Alberoni predicava 2 mesi di moratoria di Internet per i “giovani” e Riotta si chiede “che resterà dell’opinone pubblica, tramontati i mass media?” Ma come si fa a parlare di tramonto dei mass media se c’è una moltiplicazione dei mass media? Forse Riotta rimpiange gli anni ’50, quando c’era solo il tg1 e radiorai? Evidentemente Riotta ha paura del futuro perchè c’è la possibilità che, tra qualche anno, il tg1 sia solo uno dei tanti tg che andranno in onda in lingua italiana; ognuno prova a difendere il suo giocattolo🙂


  2. Già, paradossale che si parli di tramonto dei mass media proprio quando gli stessi si moltiplicano e assumono nuove connotazioni. E’ vero, tutti sembrano temere i cambiamenti che la Rete sta inducendo nel mondo dell’informazione.

    Una preoccupazione, intendiamoci, per certi versi giustificata. Parlo spesso con direttori vendite e marketing di editori “tradizionali” terrorizzati all’idea di dovere affrontare un cambiamento così repentino. Si chiedono, a ragione, come rendere profittevole il nuovo modello sempre più basato sul web.

    Per farla breve, si cercano modelli sostenibili che rendano anche l’informazione e il giornalismo sostenibili


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