Verso il marketing dei contenuti.

Non può, passare inosservata la notizia dell’ultima settimana secondo la quale Google premierà maggiormente i contenuti social.

E proprio oggi da Mountain View fanno sapere che con il nuovo sistema Personal Blocklist i contenuti di alta qualità e soprattutto originali verranno più facilmente a galla dalle query di ricerca.

Due fatti destinati ad accelerare la partecipazione delle aziende alla grande conversazione.

Fai un blog,  Facebook per essere presenti nel Paese che si incontra online,  Twitter per diffondere i contenuti (comunicati, news, post),  Flickr come repository di foto,  Youtube per i video.

Quale impatto ha tutto questo sul SEO? L’ho chiesto a Marco Ziero, responsabile ricerca e sviluppo di Moca Interactive, agenzia di marketing online.

La strada intrapresa da Google, che, per comodità, eleggerò in questa circostanza a rappresentante del mercato italiano, è molto chiara e sempre più definita: spostare l’attenzione verso i fattori esterni di pagina nel calcolare il punteggio che determina il posizionamento di una risorsa online nelle sue pagine dei risultati di ricerca (SERP). Per contro, il trend è quello di allontanarsi dai fattori interni che corrispondono anche a quelli più facilmente gestibili ed associati alle operatività più aderenti al SEO.

Con “social search” Google ha mosso un ulteriore passo in questa direzione: non solo porre più attenzione a ciò che “sta fuori” dal sito web, ma addirittura aggiungere un secondo obiettivo spostando il focus sull’utente e sulle sue interazioni con il sito web stesso, nonché con gli spazi online che il brand occupa in altri ecosistemi (i social network).

Ma più che un’inversione di marcia, mi piace pensare che questa scelta rappresenti piuttosto un’opportunità per il SEO affinché possa allargare i propri orizzonti strategico/operativi; fatto salvo che alcune caratteristiche tecniche (“interne”) del sito web è bene che vengano rispettate e mantenute, è fondamentale considerare, all’interno di una strategia di visibilità più allargata, anche altri scenari che vedono il sito web essere solo una frazione dell’insieme. Nel limite del possibile, anche da un punto di vista di ottimizzazione, è necessario declinare delle risorse anche sui diversi profili che il brand occupa, o dovrebbe occupare, nei social network più utilizzati ad oggi (sempre che la presenza “qui” sia considerata davvero strategica).
Inoltre, nell’incrementare la popolarità di un sito web o di una risorsa, oggi è fondamentale considerare anche gli utenti che ne usufruiscono, cercando di coinvolgerli direttamente nel momento della fruizione o in seconda battuta (anche se è più difficile); non escludo che, almeno in prima istanza, alcuni profili “personali” possano essere considerati come “hub” in grado di trasferire alla risorsa del caso un certo grado di autorevolezza (del “trust rank”, per tornare a termini più aderenti al SEO).

Tab. 1 Il SEO in cima alle priorità dei marketers americani – Fonte: emarketer.com

Infine, considerata la molteplicità degli spazi che si andrà ad occupare e senza dimenticare che a tutto ciò corrisponde un incremento delle risorse necessarie, è bene pianificare in principio un sistema di tracciamento che consenta di poter misurare il ritorno di tali energie ponendosi nella condizione di poter decidere se sacrificare o meno alcuni dei profili a disposizione (in linea, naturalmente, con gli obiettivi del progetto).
Tornando al SEO nel senso più stretto del servizio, la direzione presa da Google in qualche modo obbliga l’acquisizione di indicatori di performance (KPI) diversi da quelli che (ahimé) ad oggi vengono ancora utilizzati: uno su tutti il posizionamento; in uno scenario sempre più “cucito addosso” all’utente finale, fornire come rendicontazione dell’attività SEO solo e solamente il posizionamento di certe parole chiave nelle pagine dei risultati, lascia un po’ il tempo che trova. Addirittura anche il traffico stesso sta assumendo un ruolo inferiore come KPI per le attività SEO: la nascita di “social search”, e di “universal search”, ha coinciso con l’ingresso nelle pagine dei risultati di Google di elementi grafici in grado di attirare l’attenzione dell’utente ed il relativo click (leggasi, traffico) come mappe, icone, avatar dei contatti sui social network, immagini, thumbnail di video.

Come cambia l’approccio strategico delle aziende web based. Si può dire che si sta davvero andando verso un marketing dei contenuti?

Mi sento di dire: “Assolutamente sì!”.
Un marketing dei contenuti, un marketing delle relazioni; si sta facendo quasi un passo “indietro” nel senso che le dinamiche caratteristiche del marketing offline accumulano quote anche nell’online con fisiologiche rivisitazioni dovute al canale.
Per tale ragione l’azienda, soprattutto se web based, deve tornare alla gestione centralizzata di contenuti e relazioni mettendosi in gioco in prima linea ed avvalendosi del supporto delle agenzie per quello che concerne: definizione delle linee editoriali, identificazione dei tagli di comunicazione più appropriati ai social network (spesso ambienti sconosciuti, almeno in prima battuta), alimentazione (sotto forma di contributo condiviso) e gestione della conversazione che si svilupperà tra e con gli utenti/clienti.
Inoltre, dal mio punto di vista, assumerà un peso sempre maggiore il mettersi in gioco direttamente dei rappresentanti delle aziende, oppure di figure addette a dare un volto umano al brand in contesti dalla connotazione così profondamente sociale.
Il web, nella sua attuale evoluzione, in qualche maniera sta obbligando le aziende, soprattutto se web based, a modificare il proprio approccio neiconfronti di mezzi di comunicazione, utenti/clienti e mercato di riferimento.

Leggi anche:
https://novamob.wordpress.com/2009/09/16/la-strategia-dei-contenuti-di-portali-immobiliari-e-di-altro/

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3 commenti su “Verso il marketing dei contenuti.”


  1. […] I suoi preziosi appunti Marco li ha affidati a Nòva Mob che già lo aveva intervistato a proposito del marketing dei contenuti. […]


  2. […] Moca Interactive aveva anticipato lo “shift” in una chiacchiarata che avevo riportato qui. In cosa consiste  questa evoluzione, gli avevo chiesto. Ci aveva risposto: “non solo porre […]


  3. […] approfondimenti sul marketing dei contenuti consulta i miei vecchi post qui e […]


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