Archive for the ‘esperienze’ category

La politica, la pubblica amministrazione e la cultura del servizio che non c’è.

maggio 15, 2012

Quando, dopo una lunga attesa (10 min.) a telefono ti senti dire dal call center del Comune di Milano (02. 0202), che la graduatoria dei nidi verrà pubblicata “domani o dopodomani” e che non c’è alternativa che prendertela con un muro di gomma, allora non ci vedi più e vai a sbattere contro un altro muro, quello del pianto della Rete, aka Twitter. Almeno lì puoi trovare un simulacro di sindaco di nome @giulianopisapia al quale rivolgerti direttamente per chiedergli come mai sul sito del comunen on compaiano ancora le graduatorie relative alle iscizioni ai Nidi, alle Sezioni Primavera e alle Scuole dell’Infanzia, già slittate al 15 maggio (oggi) “per motivi tecnici”.

E la risposta del sindaco in effetti non si é fatta attendere, fulminea, con vuole tempistica dei social network, amichevole nel tono e avvilente nel contenuto che recita: “@novamob Ciao, ci dispiace e ci scusiamo per il disguido ma ricordiamo anche che l’anno scorso vennero pubblicate il 23 giugno.”

E che risposta é questa, Signor Sindaco? Che sia stato tu a formularla o, come credo, chi scrive a nome tuo, questa risposta dimostra soltanto una cosa: da destra a sinistra , nella PA non esiste alcuna cultura del servizio al cittadino.

In sostanza io, cittadino e contribuente ti sto chiedendo spiegazioni sui tuoi disservizi, tu invece mi rispondi che chi stava prima di te, era peggio di te (?). Se la mettiamo su questo piano, da persona che ti ha votato alle passate elezioni ti dico: caro Pisapia sei come tutti gli altri. Che utilizzi vecchi o nuovi canali per comunicare, è la solita vecchia politica.

Sharing: consumi intelligenti nell’economia del Noi.

settembre 30, 2011

Sharing: fissatevi bene nella mente questa parola. E’ destinata a cambiare l’economia.  Condivisione, scambio, partecipazione, concetti “primitivi”. Concetti di ritorno che che riacquistato senso nell’economia della crisi .

Provate a digitare sharing su Google, noterete a quanti oggetti di consumo questo termine viene associato. Tutto si condivide e si scambia: abiti,
automobili, biciclette, posti letto e addirittura le case.

La crisi ha cambiato le abitudini e i consumi dettando stili di vita all’insegna di un nuovo “materialismo spirituale” (Bauman). Stop alla quantità come valore: maxi, mega, extra sono categorie dell’eccesso di cui tutto sommato si può fare a meno.

Il valore è nella qualità, al giusto prezzo, dove è il servizio a fare la differenza per consumatori che chiedono accesso, coinvolgimento, essere “parte di” ed è straordinario scoprire come dalla crisi, e dal cambiamento degli stili di vita che ne derivano, nascano idee ed esperienze imprenditoriali nuove nell’enorme spazio vuoto lasciato dal riflusso dell’eccesso.

Se n’è parlato l’altra sera  a Cocktailmania, il programma è condotto da Laura Costa su Lombardia Channel (canale 615 DTT), dove ero tra gli ospiti per parlare di case che si permutano e si scambiano. Ho conosciuto Rossana Diana di Venette Waste, etichetta di abbigliamento che riusa tessuti e assume lo “scambio” di idee che circolano nella community online come stimolo creativo per magnifiche creazioni. Ho conosciuto Claudio Garosci, inventore del format “Kook sharing”, ristorante fai da te con cucina aperta h24 a disposizione dei clienti, di prossima apertura a Milano.

Le loro storie mi hanno rapito. Ho pensato che c’è una Italia che ha già messo la testa fuori dalla crisi, c’è in questo Paese con una tensione creativa che deborda e una classe dirigente senza coraggio. Eppure sentendo queste storie i sentimenti positivi prevalgono di gran lunga. Ho pensato, che il futuro appartiene a chi ha il coraggio di osare.

Consumi intelligenti:

Fai sharing! Aiutami ad allungare la lista dei consumi intelligenti con le tue segnalazioni.

9months, 9songs (compilation per parti difficili).

settembre 1, 2011

Alta fedelà

Proprio oggi che mio figlio Pietro va al nido, entra nel nono mese di vita e inizia a prendere il largo per affrontare il mare aperto, riavvolgo il nastro di questi mesi e ritorno ai giorni precedenti alla sua nascita, quando riscoprii il gusto della compilation..

E’ andata così. Da ragazzo amavo fare le cassette, ero bravo. Mi ricordo che ai tempi del liceo passavo le ore rinchiuso nella mia stanza a registrare le mie compilation. Come il personaggio di Hornby di Alta Fedeltà, mettevo tutta la mia passione nelle mie “creazioni” e devo avere lasciato il segno se, a distanza di anni, c’è sempre qualcuno che mi dice: “hey, lo sai che questa canzone me l’hai fatta conoscere tu? E’ nella cassetta xxx…”. Eppoi aggiungono, mentre li osservo sorpreso, “ce l’ho ancora”.

Per conquistare una ragazza, per dire grazie a un amico o se, semplicemente, volevo della musica da portare con me ovunque mi trovassi, la playlist era l’abito buono delle mie emozioni.

Dalla cassetta musicale in cd all’mp3, dal nastro al i-pod non è cambiato poi tanto. Anzi si, ora per mettere insieme dei brani abbiamo bisogno di un centesimo del tempo che occorreva una volta. Ma ci devi mettere la stessa passione, se no non funziona.

Così, molti anni dopo, mi sono trovato a mettere insieme 9 tracce per il parto di Simona. Nove tracce 9, come i mesi che occorrono per mettere alla luce un bambino.

Eccola qui. Naturalmente gli ingredienti sono sempre gli stessi: una buon archivio cui attingere, anema e core!

9months, 9songs

Aprile – Nuages (Django Reinhardt)
Maggio – I fall in love too easily (Chet Baker)
Giugno – Caresse (Erik Satie)
Luglio – Insensatez (Wes Montgomery)
Agosto – The Boy with the arab strap (Belle and Sebastian)
Settembre – Don’t fall a part on me tonight (Bob Dylan)
Ottobre – Magnolia (JJ. Cale)
Novembre – Hardest Part (Coldplay)
Dicembre – Sunday Morning (Velvet Underground)

Ancora una riflessione “svolgendo il nastro”. L’amore è sequenziale.

Think with Google 2011.

marzo 28, 2011

Giovedì scorso il vostro scribacchino è stato invitato a “Think with Google 2011”, dove Stefano Maruzzi, country director di Google Italy ha presentato a una platea di marketers e svuluppatori, strategie, tecnologie e nuovi prodotti dell’azienda americana.

Una gustosa anteprima per ribadire che il lievito naturale dell’azienda di Mountain View è la continua tensione all’innovazione, in grado di avviare la fermentazione di idee e progetti che prendono forma e vanno in tutte le directions, ma poggiano su una matrice unica: Power of data/connectivity/ cloud computing

L’overview proposta da Maruzzi (per veri geek) è anticipatrice di grandi novità: in primo luogo Google TV , per ora presente solo negli USA, potrebbe rappresentare il vero business del futuro, tanto che lo stesso Maruzzi si sbilancia con un eloquente: “Sempre più aziende spostano budget dallaTV a Youtube”.

Il nuovo browser con riconoscimento vocale (più che sexy, un po’ nerd)

Dynamic ads mov tecnologia Google a servizio degli advertiser per veicolare informazioni pertinenti “on the fly”.

La  nuova frontiera dell’advertising, vicino al concetto di scalabilità, che incrocia gli interessi degli users con la loro localizzazione. Killer davvero!

Le API di Google, strumenti per sviluppatori, con i quali è possibile sviluppare strumenti utili come NYT Taxi Map o sviluppare un canale video aziendale come questo, praticamente  quasi a costo zero.

Beyond the line. Google ci porta dove l’innovazione tecnologica rivoluziona radicalmente il modo di comunicare e rende labile il confine convenzionale di comunicazione above e below the line. Un concetto che ben si sposa con la flessibilità del web e alla sua capacità di rispondere all’esigenza di ottimizzare efficacia e efficienza della comunicazione aziendale verso svariati pubblici di riferimento.

E con il wireless le possibilità di informare, promuovere, vendere il proprio prodotto si ampliano notevolmente. Molto presto, trovandovi a passare per Piazza S.Babila, il Mc Donalds più vicino potrebbe invitarvi a pranzo a un prezzo particolarmente vantaggioso, semplicemente inviandovi uno dei suoi coupon con le offerte direttamente sullo smartphone.

Un esempio di gift economy nell’era del passaparola.

marzo 9, 2011

La moneta di scambio del web è senz’altro il link, ma anche il Tweet e il post su Facebook.

L’ho sperimentato scaricando questo pocket niente male sulle 14 tecniche professionali per catturare l’attenzione del lettore.

 

 

 

 

 

 

 

 

Al posto di chiedermi del danaro, la società in questione mi chiede di fare passaparola. Una tecnica molto raffinata per raggiungere allo stesso tempo obiettivi di notorietà e reputation (il manualetto attesta la competenza dell’azienda).

Approfondisci: Dall’economia del dono all’economia dell’attenzione (Davide Bennato)

3 equivoci ricorrenti quando parliamo di Web

novembre 22, 2010

Surfando per il Web mi sono imbattuto in questa interessante presentazione di Davide Pozzi (aka Tagliaerbe) in tema di web e  community marketing.

Molte delle cose riportate nelle slide sono senz’altro condivisibili, altre meno. Forse volevo solo chiarirle a me stesso. Così è nato questo post nel quale c’è, come spesso mi capita quando scrivo su questo blog, molto di personale.

In sostanza c’è quello che ho capito del Web in questi 8 anni tra Digital PR (da account) e idealista.it (da responsabile marketing e comunicazione).

Ecco a mio avviso 3 equivoci ricorrenti quando parliamo di Web.

Banner e buzz non sono 2 facce della stessa medaglia

invece si tende a confondere la quantità con la qualità, il branding con la reputation, l’engagement nei social con il dialogo nelle community, l’audience con gli  users. In altri termini la comunicazione con le PR.

Infatti, anche se nell’era del Web 3.0 tali ambiti sono contigui e reputazione>dialogo (sul prodotto/azienda)>pubblicità concorrono tutte insieme alla vendita, tali ambiti rimangono distinti.

I primi a non capirlo sono i centri media. Abituati a vendere volumi, non comprendono il valore di un post su un blog. L’approccio di un centro media è sempre mass  market, mal si concilia con la long tail. Per questo è meglio scindere le due cose.

La rivoluzione della misurabilità non vale per i grandi editori

CPM, CPC,  CPA: In altri termini i criteri secondo i quali vengono acquistati gli spazi pubblicitari (banner) nel Web. Chiariamoci. Quali sono gli obiettivi di una campagna?

Proprio la misurabilità delle campagne ha reso evidente che i banner hanno dei CTR bassissimi, nell’ordine dello 0,010%. Dunque, quante impression dovrei erogare per ottenere un risultato di visite accetabile?

La moda è quella di comprare a CPA. Come dire, del branding sul tuo sito “non ce ne po’ fregà de meno”.
Si usa il web per ottenere utenti registrati alla newsletter, per la  compilazione form di richiesta di preventivi, invii di email e così via (lead). Si usa il web per vendere (ci sono aziende disposte a pagare dai 30 ai 50 euro per una vendita).

Tutto vero, ma provate a fare un discorso del genere a un grande editore. Vi rimbalzerà appena pronuncere te la parolina magica, “performance”.

Morale della favola: solo i grossi gruppi editoriali si spartiscono la grande torta pubblicitaria.

Maestrini per caso

Un vecchio proverbio giapponese afferma: “Saru mo ki kara ochiru”, letteralmente “anche le scimmie cadono dagli alberi”. Tutti, anche le persone più capaci sbagliano. E fare errori non è solo “umano”, ma è anche la condicio sine qua non per le aziende che vogliono avere risposte positive dal web.

Conta l’esperienza: per questo il dialogo andrebbe gestito dalle persone dell’azienda con una buona senority nel loro ruolo e ben istruite sulle dinamiche che regolano la “Grande Conversazione”, per l’engagement e tutto ciò che concerne progetti di comunicazione rivolti al consumer e/o al trade, affidarsi a una buona agenzia specializzata è sempre un bene. Spesso e volentieri è d’obbligo.

 

 

Real Estate Refresh, per tornare a crescere con il web.

novembre 9, 2010

La crisi ha cambiato profondamente il mercato immobiliare: meno soldi in circolazione, meno credito disponibile, meno compravendite. E poi i clienti: più informati, più riflessivi, più selettivi. Uno scenario in cui sono cambiate le regole del gioco.

Il professionista immobiliare oggi è chiamato ad affrontare le nuove sfide competitive con un approccio differente.

Oggi a Milano abbiamo spiegato alle agenzie immobiliari come utilizzare meglio idealista.it e tornare a crescere con il web, consapevoli
che per intercettare una domanda di immobili divenuta più debole e più selettiva i professionisti immobiliari devono

  • ascoltare cosa vogliono i consumatori
  • ottimizzare l’offerta di immobili
  • assumere un atteggiamento chiaro e trasparente
  • assumere lo scambio di informazioni come un valore importante per favorire gli investimenti e l’incontro di domanda e offerta

Questa è stata la mia presentazione odierna, con i dati di traffico immobiliare nei principali mercati europei – l’Italia accelera (26%), ma è ancora indietro rispetto ad altre nazioni – e i digital trends che produrranno un sicuro impatto nel real estate.