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Gli utenti si fidano dei consumer generated media.

maggio 21, 2008

l\'influenza dei CGM nella decisione di acquisto

Il potere persuasivo dei consumer generated media (blog, forum/newsgroup e social network) risulterebbe “abbastanza” elevato secondo la recente ricerca Millward Brown per conto di Digital PR condotta su un campione di 5000 utenti online italiani.

Dalla ricerca emerge che più del 50% dei rispondenti al questionario sarebbe sensibile alla lettura dei contenuti di altri utenti che producono e/o commentano notizie su prodotti o servizi offerti dalle imprese.
Una informazione dal basso oramai in grado di influenzare – questo sostengono i lettori di blog, forum, newsgroup e social network – le decisioni di acquisto dei lettori.

Alla domanda “quanto spesso un’opinione trovata su forum/newsgroup ha influenzato la tua decisione d’acquisto?” l’11% del campione dei frequentatori risponde molto, il 56% abbastanza. I social network incidono “molto” sul 13% degli utenti del campione, “abbastanza” per il 45%. Percentuali più basse per i blog con il 9% di rispondenti che si dice molto influenzato, il 42% abbastanza.

I CGM preferiti dei consumatori sono forum e newsgroups, letti o frequentati dal 60% del campione degli intervistati, seguono i blog (53%) e i social network con il 13% di frequentatori sull’intero campione di intervistati.

In cima alle categorie di prodotti di maggiore interesse per l’utenza di questi media, sempre secondo Millward Brown, ci sono cellulari, intrattenimentoe libri, viaggi e vacanze.

Qualche condiderazione: la ricerca dice che gli internauti guardano con una certa fiducia ai contenuti generati dai loro pari. Probabilmente considerano i loro giudizi su prodotti e servizi, disinteressati e basati sull’esperienza diretta, per questo attendibili. Non stupisce, infatti, che siano proprio  i forum lo strumento più influente sulle decisioni di acquisto degli utenti per la loro logica collettiva che prevale sulla singola voce (dei blog).  Si spiegherebbe più o meno allo stesso modo il potere persuasivo dei social network (“abbastanza” influenti per il 45% degli utenti, addirittura “molto” influenti per il 13% degli utenti del campione) anche se sono ancora poco diffusi.

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Il business che viene dalla rete (dal seminario di Edelman)

maggio 13, 2008

Ieri sera in casa Edelman si è parlato di “business che viene dalla rete” con aziende, giornalisti, opinion leader e la partecipazione straordianaria di Steve Rubel (frammenti della sua chiacchierata con i blogger qui ).
Programma ricco (molto di più di quanto mi aspettassi – l’invito dall’agenzia non faceva presagire un’agenda così interessante) e relatori tutti di ottimo livello.

Steve Rubel ha dato il via alla serie di interventi con “the landscape ahead of digital media”, una presentazione sugli scenari futuri dei media digitali con uno speciale focus sui nuovi approcci di comunicazione – ben sintetizzati dal grafico in basso – e dalle sue osservazioni contenute in questo  post

open collaboration and the future of Public Relations

Luca Colombo di Microsoft ci ha riportati Italia con una una panoramica dello scenario italiano per quel che riguarda audience e mercato pubblicitario.

Tra i giornalisti presenti, Marco Pratellesi direttore del corriere.it è intervenuto sul tema stampa e nuove tecnologie, per spiegare come cambia la professione giornalistica e il mondo dei media tradizionali nell’era digitale. Secondo Pratellesi il corriere online  sarebbe cresciuto (per numero di utenti e introiti pubblicitari), non tanto per l’abilità dei suoi redattori ma  “perchè è un trend”.
Una tendenza inarrestabile che ha rivoluzionato il mondo della carta stampata fino a metterne in discussione il modello di business e la sopravvivenza stessa – “se il giornale fosse affidato ai lettori under 20 sarebbe già morto”, ha affermato il giornalista nel corso del suo intervento.

Comunque i media delle persone, in particolare i blog, hanno portato le redazioni sul piano della conversazione ed ora i giornali sono una comunità aperta. Questo cambiamento invita i relatori pubblici, che con i giornalisti sono chiamati a dialogare, a un approccio diverso, meno invasivo (invio del comunicato > recall massivo, o peggio invio fax (c’è ancora chi lo fa) > recall) e più creativo dal punto di vista dei contenuti. Un invito a popolare le newsroom dei siti istituzionali con contributi testuali e soprattutto multimediali.

Luca De Biase ha ricordato il concetto di simbiosi della comunicazione e dall’informazione – “io non vivo senza te, tu non vivi senza me” – dal quale le aziende non possono prescindere se vogliono sperimentare nuovi canali di comunicazione. Poi ha parlato dell’esperienza di Nova 100.

A chiusura dell’evento, le interessanti testimonianze con ralativi esempi di utilizzo dei nuovi strumenti di comunicazione (blog e social network) nell’ambito della comunicazione d’impresa proposti da Edison (settore energia) e Costa Crociere.

Edison
http://www.edison.it/changethemusic/it/
nel quadro della responsabilità sociale d’impresa (RSI)
http://www.edison.it/edisonblog/
Corporate blogging

Costa Crociere
http://www.worldofcosta.com/
Social networking/Travel experience
http://www.worldofcosta.com/it/second_life.aspx
Digital Events

 

 

Edelman Trust Barometer 2008, parliamone un po’.

gennaio 25, 2008

Ieri sera alla Caffetteria degli Atellani (Mediateca) di via della Moscova, l’agenzia di relazioni pubbliche Edelman ha presentato Trust Barometer 2008 l’indagine mondiale condotta da Strategy One per misurare la fiducia riposta da 3.775 opinion leader di 18 Paesi nei confronti di: Istituzioni e governi, aziende, media, organizzazioni non governative, istituzioni religiose

Ne è scaturito un interessante dibattito moderato da Enrico Sasson, direttore della Harvard Business Review, tra Luca Virginio,  Direttore globale comunicazione corporate e reputazione di Procter & Gamble company, Giorgio Riva, Direttore Generale RCS Digital, Gianandrea Facchini, Responsabile del blog Bizandbuzz e Jere Sullivan, Executive Vice President Edelman Europe / Vice Chairman Edelman

Cosa è emerso? In pillole:

  • cresce – un po’ a sorpresa – la credibilità dei mainstream media (giornali, tv, radio, business magazines) – in sostanza le persone credono nei media che seguono. nella graduatoria della credibilità salgono anche i reports prodotti da analisti economici o esperti di mercati borsistici
  • Le istituzioni ritenute più credibili dagli opinion leader italiani sono le Organizzazioni non governative e le istituzioni religiose
  • La proverbiale sfiducia degli italiani nei confronti della propria classe politica si riflette anche nel giudizio degli opinion leader. La voce “Government” è la meno gettonata tra quelle oggetto d’indagine
  • Decresce anche la fiducia nelle aziende (-1% nella proiezione 2008 rispetto al 2007, ma -10% nel raffronto con il 2006). tra i principali indicatori di fiducia individuati dagli dai rispondenti rispetto alla credibilità delle aziende, al primo posto l’esperienza del prodotto, ma subito dopo, al secondo e al terzo posto il filone dei comportamenti socialmente responsanbili (attenzione al tema dei diritti umani e di comportamenti “business fair”). Tra i settori ritenuti più credibili dagli opinion leader italiani spiccano tecnologia, biotech e automotive, i meno credibili il settore assicurativo e quello bancario. Per migliorare la propria reputation queste aziende dovrebbero affidarsi all’endorsemet di accademici, rappresentati autorevoli di associazioni non governative :-), le elite più credibili secondo la ricerca. Quanto infine ai fattori che costruiscono la credibilità intorno a un brand, prevalgono nel nostro paese motivazioni di natura pratica, cioè direttamente connesse al prodotto/servizio offerto dalle imprese. Seguono fattori valoriali, industriale e localistici.

Nel corso del dibattito si è parlato del ruolo del ruolo della rete nella costruzione della reputazione delle aziende e dell’importanza di monitorare le community per avere in tempo reale la percezione di cosa la gente pensa di un’azienda o delle istituzioni in genere. In effetti rispetto ad altri media i consumer generated media rimangono i coda nella graduatoria della credibilità di Edelman. Solo problemi di accreditamento o c’è dell’altro? Forse le community online rappresentano soltanto delle nicchie di consenso, come nella natura di queste forme di comunicazione. Difficile quindi ricondurle nelle categorie applicate per rilevare la credibilità dei mainstream media.

Lo studio di Edelman va proprio in questa direzione. Chi influenzano questi media sociali? Amici, parenti, il proprio network professionale o di interessi. sono media per pensare, media periferici che arrivano dove i media tradizionali non arrivano ed è molto probabile che tra non molto media Media e CGM finiranno per integrarsi e dialogare più di quanto sia accaduto fino ad oggi.

La presentazione scaricabile in formato pdf  dal blog di Edelman Italia