Posted tagged ‘community’

I consigli per gli acquisti nei forum, la chiacchierata tra amici su Facebook. Ecco dove vanno gli italiani in Rete.

novembre 19, 2009

I forum – con +80 milioni di messaggi quest’anno – sono lo strumento preferito dagli italiani per confrontarsi sugli orientamenti di consumo ed altri argomenti che riguardano la sfera professionale e privata.

È quanto emerge dal Rapporto sulle comunità Web di Digital PR, “Dove vanno gli italiani in rete – abitudini e nuovi fenomeni” giunto alla sesta edizione.

La blogosfera è sempre più il regno di chi ha qualcosa di interessante da dire. Sono quasi 3 milioni i blogger della penisola, ma “solo” il 35% di questi aggiorna il proprio diario con una certa frequenza (2 o più volte settimanalmente).

Facebook ha superato i 12 milioni di utenti (il 57% dei connessi) ed è la nuova piazza virtuale degli italiani. Una piazza sempre più rosa: secondo i dati dell’Osservatorio Facebook, infatti, nella fascia di utenti al di sotto dei 18 annile donne superano gli uomini nel social network più popolare del mondo.

I fenomeni emergenti di questo 2009 sono Twitter e Friendfeed. Il servizio di microblogging ha raggiunto 1 milione di utenti unici/mese nel nostro Paese (fonte: Google Trends Websites), mentre Friendfeed è ancora per early adopters, ma può rappresentare la naturale evoluzione dei forum.

Per approfondimenti rinvio alla presentazione di Vincenzo Cosenza (Digital PR) al seminario “Il nuovo potere dei consumatori sul web 2009

Annunci

Yesornot: il “fai da te” dei sondaggi

aprile 28, 2009
yesnot.eu

yesnot.eu

Dopo il giornalismo dei non giornalisti, la politica fatta dai non politici (vedi beppe grillo), arrivano i sondaggi dai non sondaggisti. Si chiama yesnot.eu ed è “il primo sito di sondaggi che appartiene alla commnunity” di internet. Non sono io ad aver trovato lui, ma è lui che ha trovato me su twitter. A quel punto non potevo fare a meno di parlarne.

Il futuro della comunicazione tra vangelo e web

gennaio 23, 2009

Altro spunti di grande interesse tratti dai media tradizionali è l’articolo di Gianni Riotta apparso sulle pagine del Corriere delle Sera di lunedì scorso.

Riotta si chiede, nell’era della “grande conversazione” e del tramonto dei media cosa resta dell’opinione pubblica. La dissertazione di Riotta, tra vangelo e web, è alta e apre tutta una serie di interrogativi sul futuro della comunicazione, tra la verità veicolata dai mass media e le verità all’interno del fittissimo reticolato di relazioni scaturito dal Web (“La verità moltiplicata all’infinito nel caleidoscopio dei siti Internet, deformata dallo specchio astuto degli specialisti della propaganda”).

Le conclusioni del direttore del TG1 sono: “se da giornali, TV e Rete nascerà una guerra santa online, dove l’approccio equanime è sopraffatto dal tutti contro tutti, allora prevarrà la seconda Profezia di Giovanni – 3, 19 – tenebre sulla luce. Se dall’arcipelago delle nuove comunità, il nuovo mercato e le nuove opinioni facessero scaturire un confronto aperto allora finalmente avremo nuovi contenuti e verità condivise”.

Per approfondimenti, consulta l’articolo di Riotta qui 

La mia interpretazione dell’articolo di Riotta sono differenti da quelle che leggete nel sito della Ferpi, sono troppo conservatrici per i miei gusti perchè tendono a difendere lo status quo dei mass media e le dinamiche tradizionali di detenzione dell’informazione. Dunque il problema non è, a mio avviso, la scomparsa di un’opinione pubblica, ma che genere di opinione pubblica emerge dall’esposizione ai mezzi di comunicazione.

Tante verità-uguale-nessuna verità dà come prodotto la scomparsa dell’opinione pubblica secondo Riotta.
Tante verità-uguale-opinioni maggioritarie danno invece, a mio avviso, come prodotto comunità più critiche (forse più libere) anche se apparentemente più atomizzate.

Per restare in tema biblico, Riotta sembra temere che questa Babele di punti di vista di persone che si connettono e si esprimono in Rete (blog, social network, forum, etc.) possa in qualche modo sostituirsi al ruolo “sacro” dell’informazione. Non si preoccupa il direttore del TG1 di considerare il livello di libertà del sistema mediatico attuale e non sembra aver capito che è dal dialogo e dal confronto tra giornalisti e utenti attivi del Web che scaturisce un’opportunità mai avuta in passato: un’opinione pubblica più partecipe, vigile e critica.

In momenti in cui il giornalismo sembra avere abdicato al ruolo di watchdog è proprio questa nuova opinione pubblica la maggiore garanzia per la nostra democrazia.

Fastweb: un passo avanti nelle community

giugno 4, 2008

community.fastweb.it

Pietro Battistella di Culture-e mi segnala Myopencity.it, “il primo social network italiano che geolocalizza su mappe navigabili i contenuti pubblicati dagli utenti e i loro profili”. Forse di primo-primo geolocalizzatore non è giusto parlare (vedi 2spaghi.it o maiom) ma di certo “l’accrocchio” in questione è davvero imponente. Eppoi si tratta di una novità tutta italiana (e non è poco), web 2.0 nella sua accezione più ampia dove la community può cercare, creare, condividere, diffondere contenuti generati da altri utenti sui posti che frequentano (dai ristoranti ai locali notturni, dai negozi alla moda ai centri benessere), gli sport che praticano, i viaggi che fanno eppoi – consumerism a parte – parlare della propria città, del proprio quartiere nell’apposita sezione “città aperta” e temi più generici, nella sezione “raccontare”.

Non solo. Leggendo i contenuti pubblicati dagli utenti si può esprimere il proprio gradimento per il post e passare al setaccio tutti altri (già iniziano ad essere numerosi) filtandoli attraverso i tag “migliori”, “recenti”, “+letti”, per “elenco alfabetico”. E’ possibile inoltre pubblicare nuovi contenuti, promuovere eventi e diffonderli nel network, fondare gruppi per condividere idee, progetti e iniziative. E’ quindi possibile arricchire il proprio profilo personale con informazioni originali e curiose (“un motivo per conoscermi”, “un motivo per evitarmi”, “toglietemi tutto ma non”…) per invogliare altri utenti a relazionarsi.

Infine Myopencity offre anche un sistema di instant geoblogging emozionale. Quasi un esperimento sociologico che aiuta a comprendere il “sentiment” della community. Con eMOCzioni è possibile, infatti, condividere i propri stati d’animo associandoli a un’emoticon e a un indirizzo della mappa.
Esperienza interessante e tutta italiana la community di Fastweb, “un passo avanti” – come recita il payoff – per davvero.

Edelman Trust Barometer 2008, parliamone un po’.

gennaio 25, 2008

Ieri sera alla Caffetteria degli Atellani (Mediateca) di via della Moscova, l’agenzia di relazioni pubbliche Edelman ha presentato Trust Barometer 2008 l’indagine mondiale condotta da Strategy One per misurare la fiducia riposta da 3.775 opinion leader di 18 Paesi nei confronti di: Istituzioni e governi, aziende, media, organizzazioni non governative, istituzioni religiose

Ne è scaturito un interessante dibattito moderato da Enrico Sasson, direttore della Harvard Business Review, tra Luca Virginio,  Direttore globale comunicazione corporate e reputazione di Procter & Gamble company, Giorgio Riva, Direttore Generale RCS Digital, Gianandrea Facchini, Responsabile del blog Bizandbuzz e Jere Sullivan, Executive Vice President Edelman Europe / Vice Chairman Edelman

Cosa è emerso? In pillole:

  • cresce – un po’ a sorpresa – la credibilità dei mainstream media (giornali, tv, radio, business magazines) – in sostanza le persone credono nei media che seguono. nella graduatoria della credibilità salgono anche i reports prodotti da analisti economici o esperti di mercati borsistici
  • Le istituzioni ritenute più credibili dagli opinion leader italiani sono le Organizzazioni non governative e le istituzioni religiose
  • La proverbiale sfiducia degli italiani nei confronti della propria classe politica si riflette anche nel giudizio degli opinion leader. La voce “Government” è la meno gettonata tra quelle oggetto d’indagine
  • Decresce anche la fiducia nelle aziende (-1% nella proiezione 2008 rispetto al 2007, ma -10% nel raffronto con il 2006). tra i principali indicatori di fiducia individuati dagli dai rispondenti rispetto alla credibilità delle aziende, al primo posto l’esperienza del prodotto, ma subito dopo, al secondo e al terzo posto il filone dei comportamenti socialmente responsanbili (attenzione al tema dei diritti umani e di comportamenti “business fair”). Tra i settori ritenuti più credibili dagli opinion leader italiani spiccano tecnologia, biotech e automotive, i meno credibili il settore assicurativo e quello bancario. Per migliorare la propria reputation queste aziende dovrebbero affidarsi all’endorsemet di accademici, rappresentati autorevoli di associazioni non governative :-), le elite più credibili secondo la ricerca. Quanto infine ai fattori che costruiscono la credibilità intorno a un brand, prevalgono nel nostro paese motivazioni di natura pratica, cioè direttamente connesse al prodotto/servizio offerto dalle imprese. Seguono fattori valoriali, industriale e localistici.

Nel corso del dibattito si è parlato del ruolo del ruolo della rete nella costruzione della reputazione delle aziende e dell’importanza di monitorare le community per avere in tempo reale la percezione di cosa la gente pensa di un’azienda o delle istituzioni in genere. In effetti rispetto ad altri media i consumer generated media rimangono i coda nella graduatoria della credibilità di Edelman. Solo problemi di accreditamento o c’è dell’altro? Forse le community online rappresentano soltanto delle nicchie di consenso, come nella natura di queste forme di comunicazione. Difficile quindi ricondurle nelle categorie applicate per rilevare la credibilità dei mainstream media.

Lo studio di Edelman va proprio in questa direzione. Chi influenzano questi media sociali? Amici, parenti, il proprio network professionale o di interessi. sono media per pensare, media periferici che arrivano dove i media tradizionali non arrivano ed è molto probabile che tra non molto media Media e CGM finiranno per integrarsi e dialogare più di quanto sia accaduto fino ad oggi.

La presentazione scaricabile in formato pdf  dal blog di Edelman Italia