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House hunt: una ricerca spiega come intercettare chi cerca casa sul web.

gennaio 10, 2013

The Digital House Hunt è l’interessante ricerca condotta da  Realtor, in collaborazione con Google, per far luce sui processi di ricerca della casa da parte dei consumatori nell’era dei media digitali.

Nel corso dell’ultima decade Internet è diventato il canale privilegiato la ricerca della casa, tanto che oramai l’annuncio on-line raggiunge molti più utenti rispetto alla pubblicazione cartacea.

La ricerca evidenzia trends e spunti interessanti sull’utilizzo dei digital media da parte dei “cacciatori di case” alle prese con la scelta di un immobile già esistente o di nuova costruzione.

L’indagine muove dalla convinzione che c’è una nuova generazione di consumatori cui l’accesso all’informazione ha attribuito particolare “potere”.
I consumatori on-line sono alla continua ricerca di informazioni per sostenere le loro decisioni di acquisto. Guardano “how-to” video su YouTube, leggono i siti/blog di recensioni, cercano marche specifiche sui motori di ricerca, e proseguono la loro ricerca anche quando sono in movimento con i loro smartphone e i loro tablet. Dal “big bang” generato da una una miriade di fonti nasce quello che Google chiama icon l’acronimo ZMOT, Zero Moment of Truth, ovvero il momento in cui la decisione d’acquisto viene presa.

L’idea alla base di tutto è che Internet ha cambiato profondamente le modalità di consumo al punto che, per commercializzare un bene, non è più necessario mostrarlo in negozio, o come nel nostro caso, presso la sede di un broker o durante un open house, chiedere un parere o consiglio su cosa comprare o quanto lo si dovrebbe pagare. Il nuovo consumatore sa tutto prima del tempo, per questo, anche nel mondo immobiliare, lo shift dal marketing al digital marketing diviene elemento cruciale per raggiungere tempestimamente chi cerca casa.

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Sharing: consumi intelligenti nell’economia del Noi.

settembre 30, 2011

Sharing: fissatevi bene nella mente questa parola. E’ destinata a cambiare l’economia.  Condivisione, scambio, partecipazione, concetti “primitivi”. Concetti di ritorno che che riacquistato senso nell’economia della crisi .

Provate a digitare sharing su Google, noterete a quanti oggetti di consumo questo termine viene associato. Tutto si condivide e si scambia: abiti,
automobili, biciclette, posti letto e addirittura le case.

La crisi ha cambiato le abitudini e i consumi dettando stili di vita all’insegna di un nuovo “materialismo spirituale” (Bauman). Stop alla quantità come valore: maxi, mega, extra sono categorie dell’eccesso di cui tutto sommato si può fare a meno.

Il valore è nella qualità, al giusto prezzo, dove è il servizio a fare la differenza per consumatori che chiedono accesso, coinvolgimento, essere “parte di” ed è straordinario scoprire come dalla crisi, e dal cambiamento degli stili di vita che ne derivano, nascano idee ed esperienze imprenditoriali nuove nell’enorme spazio vuoto lasciato dal riflusso dell’eccesso.

Se n’è parlato l’altra sera  a Cocktailmania, il programma è condotto da Laura Costa su Lombardia Channel (canale 615 DTT), dove ero tra gli ospiti per parlare di case che si permutano e si scambiano. Ho conosciuto Rossana Diana di Venette Waste, etichetta di abbigliamento che riusa tessuti e assume lo “scambio” di idee che circolano nella community online come stimolo creativo per magnifiche creazioni. Ho conosciuto Claudio Garosci, inventore del format “Kook sharing”, ristorante fai da te con cucina aperta h24 a disposizione dei clienti, di prossima apertura a Milano.

Le loro storie mi hanno rapito. Ho pensato che c’è una Italia che ha già messo la testa fuori dalla crisi, c’è in questo Paese con una tensione creativa che deborda e una classe dirigente senza coraggio. Eppure sentendo queste storie i sentimenti positivi prevalgono di gran lunga. Ho pensato, che il futuro appartiene a chi ha il coraggio di osare.

Consumi intelligenti:

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Dieci cose che devi sapere sui consumatori

febbraio 8, 2008

Sui consumatori e il web ho trovato molto “inspirational” questo pezzo preso sul blog http://blogs.mediapost.com/omd_commentary/?p=664 dal titolo: “10 cose che devi sapere sui consumatori” di Susan Kuchinskas . L’ho tradotto – almeno ci ho provato – e sono emerse una serie di tendenza di cui le aziende dovranno tener conto nei prossimmi anni.

Certe volte possono sembrare un po’ scontrosi ma dove saresti senza di loro?
 
1. Sono dei chiacchieroni e in genere preferiscono discorrere senza mediatori. significa che online ci sono persone che non vedono l’ora di potervi maledire ma anche scrivervi lettere d’amore. Chi si appassiona o si identifica nella tua azienda si farà carico della tua mission per diffonderla nel mondo. quindi, emozionali.

2. Preferiscono relazioni pari a pari quindi amano ascoltare le opinioni degli altri più che le tue. Quando arriva il momento di acquistare, le opinioni dei loro “pari” possono avere un peso considerevole. Come si rileva dal rapporto Deloitte’s Consumer Products group, il 62% degli utenti legge online le recensioni scritte da altri utenti e più di 8 su dieci dicono di essere direttamente influenzati dalle loro considerazioni

3. Sono un target in movimento – nel senso letterale del termine. Vi sono 243 milioni di utenti con il cellulare negli States che inviano ogni giorno 1miliardo di sms. Sempre di più questi utenti hanno accesso a musica e video direttamente dal loro telefonino. Tali oggetti sono entrati nella vita quotidiana delle persone diventando i loro migliori amici – e possono essere anche tuoi alleati

4. Questi utenti sono costantemente a caccia di frammenti di informazioni (e di media). Essi esaminano attentamente i titoli nei loro RSS reader, guardano video al lavoro, leggono rapidamente delle news online e frammenti di show televisivi via telefonino. Bisogna fare in modo che i contenuti offerti soddisfino i loro bisogno compulsivo d’informazione, allo stesso tempo devono essere “facilmente digeribili”.
 
5. Hanno bisogno di rimanere liberi. C’è così tanta libertà nei media online che è controproducente farli registrare per “rinchiuderli nel tuo cortile privato”. Nè è desiderabile far pagare per i tuoi contenuti, ad eccezione di filmati e musica particolarmente desiderabili. Come già sperimentato dal New York Times, gli annunci pubblicitari possono supportare i contenuti molto meglio dei costi di sottoscrizione.


6. Amano i gadgets, naturalmente quelli digitali. I Widgets – ovvero quelle mini applicazioni che oramai campeggiano sui desktop di ogni pc- sono le applicazioni online con la più sorprendente e rapida diffusione, essi coinvolgono ormai il 40.3% degli utenti Internet negli U.S.A (fonte: comScore). Il progetto Open Social di Google replica questo modello intelligentemente. Marketers avvisati!

7. Si preoccupano poco del tema della privacy. Dopo che hai postato le tue foto o video della tua ultima serata brava o la storia della tua appendicectomia sul tuo blog, davvero ti importa che google stia tracciando le tue parole chiave sul motore di ricerca? 8. I videogame li appassionano. Più del 40% delle famiglie americane possiede una console per i video games. Negli U.S.A. 120 milioni di persone giocano abitualmente ai videogames, stando alle statistiche di DFCIntelligence. In maniera sempre crescente questi giochi contengono product placemt e pubblicità.

9. Sono video maniacs, Ogni gruppo di età è profilato online, secondo toadvertising.com, con un equa suddivisione tra uomini e donne. I contenuti più visti non sono la musica o i trailer ma, a sorpresa, le news (sebbene le fonti non siano sempre – per di così – ufficiali: Perez Hilton è un esempio in tal senso).
Mentre i visitatori online preferirebbero non avere affatto comunicazioni commerciali (ads) tuttavia preferiscono guardarli (subirli?) piuttosto che pagare per i contenuti

10. Non hanno ancora trovato ciò che stanno cercando. una ricerca iProspectha ha scoperto che il 57% di essi è daccordo nel sostenere che “la ricerca sta diventando la cosa più importante”. Allo stesso tempo, i media offline stanno determinando in maniera crescente le loro ricerche, così l’integrazione crossmediale è una valore chiave oggi più di sempre.