Posted tagged ‘contenuti’

Scrivere testi efficaci.

aprile 8, 2011

Dal Content Marketing Institute (CMI)  un prezioso “how to” per digital content creators, marketers alle prese con i contenuti.

Ecco le 5 cose da tenere come riferimento. Un contenuto è “di valore” quando è:

* Findable
* Readable
* Understandable
* Actionable
* Shareable

creating valuable content


Scarica e stampa Creating Valuable Content Checklist (PDF).

Una lista di cose da tenere sempre a portata di mano, poi  la creatività potrà scorrere sul binario giusto.

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Scrivere per Google.

marzo 8, 2011

Scrivi testi chiari, interessanti e… per Google friendly.

Da quando il Web (Google) è diventato il centro nevralgico del flusso di notizie, giornalisti e comunicatori sono sempre più alle prese con testi indicizzabili per i motori di ricerca.

Per questo trovo estremamente significativo il video, “Tips for News Search che spiega come Google News tratta e organizza le notizie.

Anche se Google News evita i comunicati stampa, credo che la comprensione di questo processo dovrebbe essere parte del bagaglio di conoscenze di tutti coloro che lavorano nelle relazioni pubbliche. Il video, in lingua inglese, risale a un anno fa, ma è attualissimo.

Verso il marketing dei contenuti.

febbraio 28, 2011

Non può, passare inosservata la notizia dell’ultima settimana secondo la quale Google premierà maggiormente i contenuti social.

E proprio oggi da Mountain View fanno sapere che con il nuovo sistema Personal Blocklist i contenuti di alta qualità e soprattutto originali verranno più facilmente a galla dalle query di ricerca.

Due fatti destinati ad accelerare la partecipazione delle aziende alla grande conversazione.

Fai un blog,  Facebook per essere presenti nel Paese che si incontra online,  Twitter per diffondere i contenuti (comunicati, news, post),  Flickr come repository di foto,  Youtube per i video.

Quale impatto ha tutto questo sul SEO? L’ho chiesto a Marco Ziero, responsabile ricerca e sviluppo di Moca Interactive, agenzia di marketing online.

La strada intrapresa da Google, che, per comodità, eleggerò in questa circostanza a rappresentante del mercato italiano, è molto chiara e sempre più definita: spostare l’attenzione verso i fattori esterni di pagina nel calcolare il punteggio che determina il posizionamento di una risorsa online nelle sue pagine dei risultati di ricerca (SERP). Per contro, il trend è quello di allontanarsi dai fattori interni che corrispondono anche a quelli più facilmente gestibili ed associati alle operatività più aderenti al SEO.

Con “social search” Google ha mosso un ulteriore passo in questa direzione: non solo porre più attenzione a ciò che “sta fuori” dal sito web, ma addirittura aggiungere un secondo obiettivo spostando il focus sull’utente e sulle sue interazioni con il sito web stesso, nonché con gli spazi online che il brand occupa in altri ecosistemi (i social network).

Ma più che un’inversione di marcia, mi piace pensare che questa scelta rappresenti piuttosto un’opportunità per il SEO affinché possa allargare i propri orizzonti strategico/operativi; fatto salvo che alcune caratteristiche tecniche (“interne”) del sito web è bene che vengano rispettate e mantenute, è fondamentale considerare, all’interno di una strategia di visibilità più allargata, anche altri scenari che vedono il sito web essere solo una frazione dell’insieme. Nel limite del possibile, anche da un punto di vista di ottimizzazione, è necessario declinare delle risorse anche sui diversi profili che il brand occupa, o dovrebbe occupare, nei social network più utilizzati ad oggi (sempre che la presenza “qui” sia considerata davvero strategica).
Inoltre, nell’incrementare la popolarità di un sito web o di una risorsa, oggi è fondamentale considerare anche gli utenti che ne usufruiscono, cercando di coinvolgerli direttamente nel momento della fruizione o in seconda battuta (anche se è più difficile); non escludo che, almeno in prima istanza, alcuni profili “personali” possano essere considerati come “hub” in grado di trasferire alla risorsa del caso un certo grado di autorevolezza (del “trust rank”, per tornare a termini più aderenti al SEO).

Tab. 1 Il SEO in cima alle priorità dei marketers americani – Fonte: emarketer.com

Infine, considerata la molteplicità degli spazi che si andrà ad occupare e senza dimenticare che a tutto ciò corrisponde un incremento delle risorse necessarie, è bene pianificare in principio un sistema di tracciamento che consenta di poter misurare il ritorno di tali energie ponendosi nella condizione di poter decidere se sacrificare o meno alcuni dei profili a disposizione (in linea, naturalmente, con gli obiettivi del progetto).
Tornando al SEO nel senso più stretto del servizio, la direzione presa da Google in qualche modo obbliga l’acquisizione di indicatori di performance (KPI) diversi da quelli che (ahimé) ad oggi vengono ancora utilizzati: uno su tutti il posizionamento; in uno scenario sempre più “cucito addosso” all’utente finale, fornire come rendicontazione dell’attività SEO solo e solamente il posizionamento di certe parole chiave nelle pagine dei risultati, lascia un po’ il tempo che trova. Addirittura anche il traffico stesso sta assumendo un ruolo inferiore come KPI per le attività SEO: la nascita di “social search”, e di “universal search”, ha coinciso con l’ingresso nelle pagine dei risultati di Google di elementi grafici in grado di attirare l’attenzione dell’utente ed il relativo click (leggasi, traffico) come mappe, icone, avatar dei contatti sui social network, immagini, thumbnail di video.

Come cambia l’approccio strategico delle aziende web based. Si può dire che si sta davvero andando verso un marketing dei contenuti?

Mi sento di dire: “Assolutamente sì!”.
Un marketing dei contenuti, un marketing delle relazioni; si sta facendo quasi un passo “indietro” nel senso che le dinamiche caratteristiche del marketing offline accumulano quote anche nell’online con fisiologiche rivisitazioni dovute al canale.
Per tale ragione l’azienda, soprattutto se web based, deve tornare alla gestione centralizzata di contenuti e relazioni mettendosi in gioco in prima linea ed avvalendosi del supporto delle agenzie per quello che concerne: definizione delle linee editoriali, identificazione dei tagli di comunicazione più appropriati ai social network (spesso ambienti sconosciuti, almeno in prima battuta), alimentazione (sotto forma di contributo condiviso) e gestione della conversazione che si svilupperà tra e con gli utenti/clienti.
Inoltre, dal mio punto di vista, assumerà un peso sempre maggiore il mettersi in gioco direttamente dei rappresentanti delle aziende, oppure di figure addette a dare un volto umano al brand in contesti dalla connotazione così profondamente sociale.
Il web, nella sua attuale evoluzione, in qualche maniera sta obbligando le aziende, soprattutto se web based, a modificare il proprio approccio neiconfronti di mezzi di comunicazione, utenti/clienti e mercato di riferimento.

Leggi anche:
https://novamob.wordpress.com/2009/09/16/la-strategia-dei-contenuti-di-portali-immobiliari-e-di-altro/

I nuovi consumi culturali nel segno dei Tecnofan.

ottobre 2, 2009

Le abitudini di consumo culturale delle nuove generazioni evolvono e cambiano profondamente in virtù dell’avvento delle nuove tecnologie.

I giovani, l’Osservatorio dei contenuti digitali li dipinge così: onnivori mediatici – consumatori multicanale, frequentatori di forum e social network, utilizzatori di tecnologie mobili di nuova generazione, ma anche dei media tradizionali – fruitori disattenti di contenuti che sono sempre meno disposti a pagare.

Tecnologia e business dei contenuti, tra l’opportunità dell’accesso illimitato alle informazioni e la minaccia di un livellamento verso il basso della qualità degli stessi. Tra una Rete alleata (stimolo all’acquisto) e una Rete concorrente sleale (p2p). Insomma, tra minacce e opportunità.

Questa ricerca anticipa alcune tendenze (mutazioni) in atto nella sinottica del consumo ed evidenzia l’ascesa del sottogruppo dei “Tecnofan”: circa 14 milioni di persone che fa un uso delle nuove tecnologie esclusivamente ludico. Praticamente dei “TV people” tecnologicamente evoluti.

Il ciclo di vita di una notizia

febbraio 6, 2009
Ogni cosa su questa Terra ha il suo ciclo di vita, anche i contenuti sul Web. A tal proposito ecco uno schemino  illuminante di come contenuti ti ogni natura, ben pensati in un ottica SEO (ottimizzati per i motori di ricerca), possono raggiungere con successo il target che ci vuole raggiungere.
Dedicato a tutti quelli che nel Web lavorano con le parole.
web life of an article

web life of an article

 via http://searchengineland.com/search-illustrated-the-life-of-an-article-on-the-web-15217

Mini-marketing per agenzie immobiliari

dicembre 15, 2008

Di questi tempi è molto stimolante parlare di web a chi opera nel settore immobiliare. Web e case, un connubio destinato a durare nel tempo come confermano i dati relativi ai portali di classified diffusi da nielsen online a ottobre, con un’audience oramai supera stabilmente i 2 milioni di utenti (un picco di circa 2.800mila a settembre scorso) e un incremento di utenti pari a circa il 21% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

Eppure questo settore non ha espresso che una minima parte del suo potenziale. In Spagna, a fronte di una popolazione di gran lunga inferiore a qualla italiana, gli utenti che cercano casa online sono oramai più di 5 milioni ogni mese. In Italia c’è ancora tanta strada da fare, vuoi per l’inerzia che caratterizza il nostro Paese quando si tratta di cambiare abitudini, vuoi per la scarsa qualità dell’offerta di servizi (siti web poco interattivi, scarsi o privi di contenuti chiari e interessanti, portali che scimmiottavano i giornali di annunci senza ben comprendere quali fossero le esigenze dei nuovi consumatori sul web, etc…) e l’assenza di strumenti di ricerca verticali che aggregano l’offerta di vari portali in un unico punto.

Oggi lo scenario è notevolmente cabiato rispetto a 2 anni fa, quando idealista.it muoveva i primi passi in Italia. Alcune novità come gohome.it e nestoria.it, che comunica attraverso un blog ottimamente curato da Matteo Starri, testimoniano la vitalità di un mercato destinato a crescere ulteriormente, nonostante la crisi.

Motori di ricerca, portali, siti web saranno capaci di attrarre sempre più la domanda di chi cerca casa sul web generando valore per chi opera nel mercato immobiliare. Tutto ciò avverrà nonostante la crisi finanziaria ed economica che investe il settore, anzi, proprio la crisi velocizzerà il cambiamento di approccio di molte agenzie e promotori del real estate. Un approccio sempre più votato al maketing e al web (per la sua misurabilità e la capacità di generare lead), all’efficienza e alla conoscenza delle necessità del pubblico. La mia presentazione al workshop, tenutosi stamane in idealista, intende fornire alcuni spunti di riflessione agli operatori del mercato per orientarli all’utilizzo del web e dei suoi “strumenti” che aiutano a costruire una efficace presenza in rete.