Posted tagged ‘italia’

Come cambia il ruolo delle PR in Italia e in Europa.

dicembre 16, 2010

Una indagine IULM delinea il profilo del professionista delle PR tra esigenze di cambiamento e sfide dettate dalla grande rivoluzione del mondo dei media che impongono nuovi target, nuovi formati e nuove strategie.

Mentre aumenta la rilevanza dei canali digitali e dell’interazione, il 57% dei professionisti intervistati – oltre 2.000 in tutta Europa – ritiene che il progresso delle relazioni pubbliche è ritardato dall’arretratezza della cultura imprenditoriale.

C’è ancora tanta improvvisazione. Infatti il 70% dei professionisti sostiene che il ritardo delle PR sia causato dalla scarsa formazione e (per l’l’81%) dalla mancanza di specializzazione.

PR supporto strategico del business

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Con meno budget da spendere in comunicazione – la ricerca rileva un sostanziare peggioramento dalla situazione generale in Italia e in Europa (slide n. 11) – ma con la prospettiva di esprimere il potenziale delle PR in nuovi ambiti (Corporate Social Responsability and Sustainability, Financial Communication e Investor in Relations, Personal Coaching & Training), attraverso nuove forme, con nuovi strumenti (communities,weblogs, microblogs, videos) e pratiche già consolidate (eventi, sponsoring), la professione va lentamente maturando connotandosi ritagliandosi un ruolo sempre più strategico nelle  aziende.

 

Approfondimenti

http://www.iulm.it/default.aspx?idPage=2110
http://www.prconversations.com/

Annunci

Penetrazione della banda larga in Europa 2010

ottobre 29, 2010

Penetrazione della banda larga in Europa 2010

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quando si parla di innovazione bisognerebbe fare prima i conti con l’oste. Nel grafico elaborato con  Google public data explorer su dati Eurostat emerge il netto ritardo infrastrutturale dell’Italia rispetto ai grandi Paesi Europei. Italia sopravanzata anche dalla Spagna. Entrambi i Paesi sono nettamente al di sotto della media europea.

I paesi nordici quelli con i tassi di penetrazione  banda larga più elevati: la Danimarca (37,7%) precede in graduatoria Olanda e Svezia.

..Si parlava di immobili e di immobilismo

febbraio 29, 2008
Una delle cose più interessanti quando si lavora per una società di respiro europeo è avere la possibilità di rapportarsi con gente di altri paesi e soddisfare la propria curiosità di apprendimento e di comprensione di se stessi attraverso il punto di vista nuovo e distaccato degli altri.Proprio ieri il mio collega spagnolo Fernando nel corso di una conversazione con un giornalista del quotidiano “Libero Mercato”, a proposito del mercato immobiliare, si rivolge a me e dice: “ho acceso la tele, davano il… come si chiama…il festival di..”, ed io: “ah sì, Sanremo”.
– Fernando: “sì quel programma di canzoni condotto da quel signore anziano”. Eh, gli faccio, Pippo Baudo, (saranno 20 anni che è lì. vuoi che non sia ancora lì?).
– E lui: “ma non è adatto per una manifestazione di questo tipo. Uno si aspetta un tipo giovane, fresco, nel pieno delle energie, dopotutto è per un festival musicale”.  Eh, caro mio. Cosa ti posso dire? Fernando non riusciva propio a capacitarsi, allora aggiunge: “a 70 anni uno deve pensare alla spiaggia. In Spagna è così”.Sono rimasto di sasso e mi sono reso conto che siamo così assuefatti alle nostre assurdità nazionali, siamo così abituati alle solite facce che non abbiamo neanche più quel senso critico che ci consentirebbe di farlo notare. Devo dare atto a mio padre. Lui da anni sostiene che a 60 anni le persone dovrebbero dedicarsi alle loro cose mandando i giovani in prima linea. Solo che al di la delle belle parole è proprio il nostro sistema che non lo permette se è vero come vero che l’invecchiamento della società, il basso turn over di persone nei posti di responsabilità, l’innalzamento dell’età pensionabile, la scarsa dinamicità nel mercato del lavoro portano all’immobilismo dell’intero sistema Paese, con il risultato che l’emancipazione giovanile o se preferite l’uscita di casa dei bamboccioni ritarda oltremodo il progresso del nostro Paese.

Edelman Trust Barometer 2008, parliamone un po’.

gennaio 25, 2008

Ieri sera alla Caffetteria degli Atellani (Mediateca) di via della Moscova, l’agenzia di relazioni pubbliche Edelman ha presentato Trust Barometer 2008 l’indagine mondiale condotta da Strategy One per misurare la fiducia riposta da 3.775 opinion leader di 18 Paesi nei confronti di: Istituzioni e governi, aziende, media, organizzazioni non governative, istituzioni religiose

Ne è scaturito un interessante dibattito moderato da Enrico Sasson, direttore della Harvard Business Review, tra Luca Virginio,  Direttore globale comunicazione corporate e reputazione di Procter & Gamble company, Giorgio Riva, Direttore Generale RCS Digital, Gianandrea Facchini, Responsabile del blog Bizandbuzz e Jere Sullivan, Executive Vice President Edelman Europe / Vice Chairman Edelman

Cosa è emerso? In pillole:

  • cresce – un po’ a sorpresa – la credibilità dei mainstream media (giornali, tv, radio, business magazines) – in sostanza le persone credono nei media che seguono. nella graduatoria della credibilità salgono anche i reports prodotti da analisti economici o esperti di mercati borsistici
  • Le istituzioni ritenute più credibili dagli opinion leader italiani sono le Organizzazioni non governative e le istituzioni religiose
  • La proverbiale sfiducia degli italiani nei confronti della propria classe politica si riflette anche nel giudizio degli opinion leader. La voce “Government” è la meno gettonata tra quelle oggetto d’indagine
  • Decresce anche la fiducia nelle aziende (-1% nella proiezione 2008 rispetto al 2007, ma -10% nel raffronto con il 2006). tra i principali indicatori di fiducia individuati dagli dai rispondenti rispetto alla credibilità delle aziende, al primo posto l’esperienza del prodotto, ma subito dopo, al secondo e al terzo posto il filone dei comportamenti socialmente responsanbili (attenzione al tema dei diritti umani e di comportamenti “business fair”). Tra i settori ritenuti più credibili dagli opinion leader italiani spiccano tecnologia, biotech e automotive, i meno credibili il settore assicurativo e quello bancario. Per migliorare la propria reputation queste aziende dovrebbero affidarsi all’endorsemet di accademici, rappresentati autorevoli di associazioni non governative :-), le elite più credibili secondo la ricerca. Quanto infine ai fattori che costruiscono la credibilità intorno a un brand, prevalgono nel nostro paese motivazioni di natura pratica, cioè direttamente connesse al prodotto/servizio offerto dalle imprese. Seguono fattori valoriali, industriale e localistici.

Nel corso del dibattito si è parlato del ruolo del ruolo della rete nella costruzione della reputazione delle aziende e dell’importanza di monitorare le community per avere in tempo reale la percezione di cosa la gente pensa di un’azienda o delle istituzioni in genere. In effetti rispetto ad altri media i consumer generated media rimangono i coda nella graduatoria della credibilità di Edelman. Solo problemi di accreditamento o c’è dell’altro? Forse le community online rappresentano soltanto delle nicchie di consenso, come nella natura di queste forme di comunicazione. Difficile quindi ricondurle nelle categorie applicate per rilevare la credibilità dei mainstream media.

Lo studio di Edelman va proprio in questa direzione. Chi influenzano questi media sociali? Amici, parenti, il proprio network professionale o di interessi. sono media per pensare, media periferici che arrivano dove i media tradizionali non arrivano ed è molto probabile che tra non molto media Media e CGM finiranno per integrarsi e dialogare più di quanto sia accaduto fino ad oggi.

La presentazione scaricabile in formato pdf  dal blog di Edelman Italia