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Il valore aggiunto della condivisione, ovvero quando l’influenza del brand è rilevante.

novembre 22, 2012

Una non recentissima indagine (Sharing More Than Just Fans Friends Followers)  di ShareThis, la più popolare piattaforma per lo sharing online con oltre 400 milioni di users, per circa 1 milione di sito web, dimostra il maggior valore della condivisione rispetto a fan, friends e followers.

Lo shring genera più del 10% del traffico Internet; Facebook è il canale più utilizzato per questa finalità (38%), seguito dalle email.

In generale l’entertainment è il più gettonato sui social media. I contenuti informativi relativi ad altri argomenti come, ad esempio, Business, Investimenti, Salute etc. sono generalmente i preferiti dal pubblico di Twitter e Linkedin.

Dallo studio emerge che l’80% delle persone che fanno sharing sono “monotematiche”, ovvero tendono a condividere informazioni su un unico specifico argomento interesse, del quale sono presumibilmente esoperti, quindio potenziali influencers.
Strategie a confronto.
Proprio per questa ragione i marketers non dovrebbero focalizzarsi soltanto su un numero ristretto di persone influenti ma raggiungere quante più persone è possibile per massimizzare le possibilità di diffusione del brand.

L’altra conclusione interessante dello studio riguarda l’importanza di raggiungere questa audience esattamente nel momento in cui è più ricettiva alla marca/prodotto/servizo. Questo rende rilevante oggi come oggi il search e il remarketing in ottica di scalabilità.

Sharing: consumi intelligenti nell’economia del Noi.

settembre 30, 2011

Sharing: fissatevi bene nella mente questa parola. E’ destinata a cambiare l’economia.  Condivisione, scambio, partecipazione, concetti “primitivi”. Concetti di ritorno che che riacquistato senso nell’economia della crisi .

Provate a digitare sharing su Google, noterete a quanti oggetti di consumo questo termine viene associato. Tutto si condivide e si scambia: abiti,
automobili, biciclette, posti letto e addirittura le case.

La crisi ha cambiato le abitudini e i consumi dettando stili di vita all’insegna di un nuovo “materialismo spirituale” (Bauman). Stop alla quantità come valore: maxi, mega, extra sono categorie dell’eccesso di cui tutto sommato si può fare a meno.

Il valore è nella qualità, al giusto prezzo, dove è il servizio a fare la differenza per consumatori che chiedono accesso, coinvolgimento, essere “parte di” ed è straordinario scoprire come dalla crisi, e dal cambiamento degli stili di vita che ne derivano, nascano idee ed esperienze imprenditoriali nuove nell’enorme spazio vuoto lasciato dal riflusso dell’eccesso.

Se n’è parlato l’altra sera  a Cocktailmania, il programma è condotto da Laura Costa su Lombardia Channel (canale 615 DTT), dove ero tra gli ospiti per parlare di case che si permutano e si scambiano. Ho conosciuto Rossana Diana di Venette Waste, etichetta di abbigliamento che riusa tessuti e assume lo “scambio” di idee che circolano nella community online come stimolo creativo per magnifiche creazioni. Ho conosciuto Claudio Garosci, inventore del format “Kook sharing”, ristorante fai da te con cucina aperta h24 a disposizione dei clienti, di prossima apertura a Milano.

Le loro storie mi hanno rapito. Ho pensato che c’è una Italia che ha già messo la testa fuori dalla crisi, c’è in questo Paese con una tensione creativa che deborda e una classe dirigente senza coraggio. Eppure sentendo queste storie i sentimenti positivi prevalgono di gran lunga. Ho pensato, che il futuro appartiene a chi ha il coraggio di osare.

Consumi intelligenti:

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