Posted tagged ‘social network’

Bolla o non bolla?

aprile 1, 2011

Il boom e lo sboom delle dot.com a confronto con le super-valutazioni dei vari Facebook, Groupon, Zynga, Twitter, etc.

La domanda è: i siti di social networking sono “technology companies” o “advertising venues”?

In sostanza, dov’è il business?

L’analisi di Luca De Biase, che mette in relazione analogie e differenze tra i due differenti periodi mi sembra convincente.

A proposito di bolle, un po’ di real estate (che non guasta mai): Yuri Milner, 49enne a capo di Digital Sky Technologies e tra i cui investimenti figurano Facebook, Groupon, Zynga, ha sborsato la cifra spropositata di $100 milioni per una villa castello nella Silicon Valley. “Si tratta della cifra piu’ alta mai pagata per una casa monofamiliare”.

E meno male che il mattone americano era depresso.

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Social Network, Serie A in fuorigioco.

marzo 3, 2011

Le società di calcio italiane perdono la sfida dei social.

E’ quanto emerge dall’analisi comparata svolta da B&P Sport Communication, la nuova divisione di Barabino & Partners specializzata nella comunicazione sportiva.

Lo studio ha evidenziato una notevole differenza di approccio nell’adozione dei nuovi strumenti per la comunicazione aziendale tra le società della nostra massima serie e le loro omologhe dei maggiori campionati europei.

Solo il 30% delle squadre italiane di Serie A utilizza il canale Facebook in via ufficiale. Poca cosa paragonato all’80% di Fan Page ufficiali della Premier League (Uk) , il 55% della Bundesliga (Germania) e il 50% della Premiera Division (Spagna).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La differenza è ancora più marcata per Twitter. Usano questo agile strumento per informare ed essere informati in tempo reale soltanto il 25% delle squadre di calcio di Serie A, rispetto all’88% delle suqadre della Bundesliga, il 70% diquelle della Premier League e il 40% della Liga spagnola.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Serie A, sempre stando ai dati della ricerca, recupera terreno solo su Youtube, adottato dal 35% delle squadre come risorsa free sempre a disposizione dei propri tifosi. La Premier e la Bundesliga primeggiano invece le web TV a pagamento con carta di credito. In Premier League un “must” per il 90% dei club(!)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dunque secondo lo studio le nostre società di calcio sono in ritardo sul fronte dei nuovi modelli di comunicazione, timide nella sperimentazione, sono indietro anche nella definizione di strategie di business che prevedano l’incremento di voci di ricavo alternative ai diritti televisivi (attualmente tra il 70 e l’80%).

La ricerca non chiarisce il perché del gap rispetto al resto d’Europa, magari questo sarà il tema di un nuovo studio, ma fotografa un settore impreparato al cambiamento e forse è ancora poco professionalizzato per interpretare al meglio le nuove istanze del mercato.

Quando un Brand diventa social?

marzo 22, 2010

quando un brand diventa social
“Social Voice is not (usually) Brand Voice”. Qualche giorno fa avevo ripreso questo articolo da openforum.com girando il quesito, “The Right Voice for Your Brand Online Is…” ai miei followers su Twitter. La risposta che più mi aveva convinto era stata: “You”.

Nel post precedente (vedi in basso) riprendo il nuovo modello organizzativo dell’azienda orientata alla conversazione di Blanchard, dove l’ascolto e il confronto sono valori strategici fondamentali per il superamento marketing della promozione.

Dunque, tornando alla domanda di questo post, quando un Brand diventa davvero social? Alcune brevi riflessioni.

Le aziende hanno perso il controllo del loro brand? Una minaccia che può trasformarsi in una vera opportunità, ma bisogna mettersi in gioco. Una brand che ha qualcosa da dire può alimentare la passione dei consumatori favorendo l’incontro tra azienda e consumatori o tra consumatori (vedi il caso Adidas).

Non è (solo) il brand che attira le persone ma sono le persone che “fanno” il brand, ne parlano, lo consigliano, lo aiutano a crescere, a partire da chi in azienda lavora. Allora, perchè non incoraggiare i dipendenti a relazionarsi con i propri clienti? Non così, bensì abituando le persone al confronto. Una brand è più umana se abbandona i toni istituzionali delle comunicazioni ufficiali o le frasi iperboliche della pubblicità per scendere sullo stesso piano del consumatore. La voce dei propri dipendenti può aiutare un’azienda a diventare “friendly”.
 
La comunicazione aziendale nell’era del Web 2.0 è uno sforzo collettivo. Bisogna sapersi relazionare con più persone con più mezzi possibili, Twitter, Facebook, Flickr, Twitpic, YouTube o le nuove piattaforme location-based come Foursquare, Gowalla, Whrrl  per utenti iperconnessi.

Il web è interazione, partecipazione, comunicazione one-to-one da pari a pari. Per essere “social” bisogna mettersi in ascolto, saper cogliere gli insights che consentono di delineare il profilo del consumatore, con i suoi atteggiamenti e le sue intenzioni. Prima di intervenire le aziende devono passare per la conoscenza, che è un percorso fatto di relazioni personali (e non di semplici informazioni o di intrattenimento) costruite sulla fiducia. Se preferite, chiamatela pure cultura delle relazioni.

Immagine via Strategic Public Relations

Ikea fa marketing con il tagging su Facebook.

novembre 26, 2009

Facebook per il business? Dalla teoria alla pratica, ecco come Ikea ha “piegato” il social network più famoso del mondo ai propri obiettivi di comunicazione legati all’apertura di un punto vendita nella città di Malmoe.

Le azioni (illustrate nel video): 

  • è stato creato un profilo Facebook dello store manager, Gordon Gustavsson
  • è stato creato un album fotografico, con l’intera offerta di prodotti offerti dal negozio

Gli utenti che accedevano alla pagina potevano taggarsi a un prodotto della foto e riceverlo in regalo. L’iniziativa ha raccolto più si 700 amici nel giro di appena 2 settimane.

A turno, gli utenti hanno contribuito a diffondere il celebre catalogo (virtuale) dell’Ikea attraverso il loro profilo Facebook. I mobili e gli oggetti “taggati” con i nomi delle persone.

Via  http://news.cnet.com/8301-1023_3-10404937-93.html

 

Fastweb: un passo avanti nelle community

giugno 4, 2008

community.fastweb.it

Pietro Battistella di Culture-e mi segnala Myopencity.it, “il primo social network italiano che geolocalizza su mappe navigabili i contenuti pubblicati dagli utenti e i loro profili”. Forse di primo-primo geolocalizzatore non è giusto parlare (vedi 2spaghi.it o maiom) ma di certo “l’accrocchio” in questione è davvero imponente. Eppoi si tratta di una novità tutta italiana (e non è poco), web 2.0 nella sua accezione più ampia dove la community può cercare, creare, condividere, diffondere contenuti generati da altri utenti sui posti che frequentano (dai ristoranti ai locali notturni, dai negozi alla moda ai centri benessere), gli sport che praticano, i viaggi che fanno eppoi – consumerism a parte – parlare della propria città, del proprio quartiere nell’apposita sezione “città aperta” e temi più generici, nella sezione “raccontare”.

Non solo. Leggendo i contenuti pubblicati dagli utenti si può esprimere il proprio gradimento per il post e passare al setaccio tutti altri (già iniziano ad essere numerosi) filtandoli attraverso i tag “migliori”, “recenti”, “+letti”, per “elenco alfabetico”. E’ possibile inoltre pubblicare nuovi contenuti, promuovere eventi e diffonderli nel network, fondare gruppi per condividere idee, progetti e iniziative. E’ quindi possibile arricchire il proprio profilo personale con informazioni originali e curiose (“un motivo per conoscermi”, “un motivo per evitarmi”, “toglietemi tutto ma non”…) per invogliare altri utenti a relazionarsi.

Infine Myopencity offre anche un sistema di instant geoblogging emozionale. Quasi un esperimento sociologico che aiuta a comprendere il “sentiment” della community. Con eMOCzioni è possibile, infatti, condividere i propri stati d’animo associandoli a un’emoticon e a un indirizzo della mappa.
Esperienza interessante e tutta italiana la community di Fastweb, “un passo avanti” – come recita il payoff – per davvero.

“Il nuovo potere dei consumatori sul web” diventa webinar

giugno 3, 2008

A chi, come me, non ha potuto prendere parte all’evento di Digital PR, “Il nuovo potere dei consumatori sul web” tenutosi a Roma lo scorso  6 maggio, ora viene concessa un’altra opportunità…

Andando su http://www.digital-pr.it/pages/seminario_ppt.asp è possibile accedere a tutte le presentazioni con numerosi casi aziendali sull’utilizzo più avanzato dei Social Network, Blog e User Generated Media per la comunicazione e le relazioni esterne.

Gli interventi dei relatori partecipanti all’evento sono scaricabili in formato .ppt  e condivisi su slideshare e http://www.blip.tv/accompagnati da contributo audiovideo dello speaker. Imperdibile!

Scenari - Media DigitaliRestando in tema di digitale segnalo il supplemento a Mark Up di maggio interamente dedicato ai nuovi media (da oggi sulla mia scrivania :-)), con case history di imprese web 2.0, interessanti  focus su e-mail marketing, digital advertising, e digital media, Dtt (Digital terrestral Television), sat, mobile.
In una parola, convergenza.

 

Gli utenti si fidano dei consumer generated media.

maggio 21, 2008

l\'influenza dei CGM nella decisione di acquisto

Il potere persuasivo dei consumer generated media (blog, forum/newsgroup e social network) risulterebbe “abbastanza” elevato secondo la recente ricerca Millward Brown per conto di Digital PR condotta su un campione di 5000 utenti online italiani.

Dalla ricerca emerge che più del 50% dei rispondenti al questionario sarebbe sensibile alla lettura dei contenuti di altri utenti che producono e/o commentano notizie su prodotti o servizi offerti dalle imprese.
Una informazione dal basso oramai in grado di influenzare – questo sostengono i lettori di blog, forum, newsgroup e social network – le decisioni di acquisto dei lettori.

Alla domanda “quanto spesso un’opinione trovata su forum/newsgroup ha influenzato la tua decisione d’acquisto?” l’11% del campione dei frequentatori risponde molto, il 56% abbastanza. I social network incidono “molto” sul 13% degli utenti del campione, “abbastanza” per il 45%. Percentuali più basse per i blog con il 9% di rispondenti che si dice molto influenzato, il 42% abbastanza.

I CGM preferiti dei consumatori sono forum e newsgroups, letti o frequentati dal 60% del campione degli intervistati, seguono i blog (53%) e i social network con il 13% di frequentatori sull’intero campione di intervistati.

In cima alle categorie di prodotti di maggiore interesse per l’utenza di questi media, sempre secondo Millward Brown, ci sono cellulari, intrattenimentoe libri, viaggi e vacanze.

Qualche condiderazione: la ricerca dice che gli internauti guardano con una certa fiducia ai contenuti generati dai loro pari. Probabilmente considerano i loro giudizi su prodotti e servizi, disinteressati e basati sull’esperienza diretta, per questo attendibili. Non stupisce, infatti, che siano proprio  i forum lo strumento più influente sulle decisioni di acquisto degli utenti per la loro logica collettiva che prevale sulla singola voce (dei blog).  Si spiegherebbe più o meno allo stesso modo il potere persuasivo dei social network (“abbastanza” influenti per il 45% degli utenti, addirittura “molto” influenti per il 13% degli utenti del campione) anche se sono ancora poco diffusi.