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Il futuro della comunicazione tra vangelo e web

gennaio 23, 2009

Altro spunti di grande interesse tratti dai media tradizionali è l’articolo di Gianni Riotta apparso sulle pagine del Corriere delle Sera di lunedì scorso.

Riotta si chiede, nell’era della “grande conversazione” e del tramonto dei media cosa resta dell’opinione pubblica. La dissertazione di Riotta, tra vangelo e web, è alta e apre tutta una serie di interrogativi sul futuro della comunicazione, tra la verità veicolata dai mass media e le verità all’interno del fittissimo reticolato di relazioni scaturito dal Web (“La verità moltiplicata all’infinito nel caleidoscopio dei siti Internet, deformata dallo specchio astuto degli specialisti della propaganda”).

Le conclusioni del direttore del TG1 sono: “se da giornali, TV e Rete nascerà una guerra santa online, dove l’approccio equanime è sopraffatto dal tutti contro tutti, allora prevarrà la seconda Profezia di Giovanni – 3, 19 – tenebre sulla luce. Se dall’arcipelago delle nuove comunità, il nuovo mercato e le nuove opinioni facessero scaturire un confronto aperto allora finalmente avremo nuovi contenuti e verità condivise”.

Per approfondimenti, consulta l’articolo di Riotta qui 

La mia interpretazione dell’articolo di Riotta sono differenti da quelle che leggete nel sito della Ferpi, sono troppo conservatrici per i miei gusti perchè tendono a difendere lo status quo dei mass media e le dinamiche tradizionali di detenzione dell’informazione. Dunque il problema non è, a mio avviso, la scomparsa di un’opinione pubblica, ma che genere di opinione pubblica emerge dall’esposizione ai mezzi di comunicazione.

Tante verità-uguale-nessuna verità dà come prodotto la scomparsa dell’opinione pubblica secondo Riotta.
Tante verità-uguale-opinioni maggioritarie danno invece, a mio avviso, come prodotto comunità più critiche (forse più libere) anche se apparentemente più atomizzate.

Per restare in tema biblico, Riotta sembra temere che questa Babele di punti di vista di persone che si connettono e si esprimono in Rete (blog, social network, forum, etc.) possa in qualche modo sostituirsi al ruolo “sacro” dell’informazione. Non si preoccupa il direttore del TG1 di considerare il livello di libertà del sistema mediatico attuale e non sembra aver capito che è dal dialogo e dal confronto tra giornalisti e utenti attivi del Web che scaturisce un’opportunità mai avuta in passato: un’opinione pubblica più partecipe, vigile e critica.

In momenti in cui il giornalismo sembra avere abdicato al ruolo di watchdog è proprio questa nuova opinione pubblica la maggiore garanzia per la nostra democrazia.

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Il business che viene dalla rete (dal seminario di Edelman)

maggio 13, 2008

Ieri sera in casa Edelman si è parlato di “business che viene dalla rete” con aziende, giornalisti, opinion leader e la partecipazione straordianaria di Steve Rubel (frammenti della sua chiacchierata con i blogger qui ).
Programma ricco (molto di più di quanto mi aspettassi – l’invito dall’agenzia non faceva presagire un’agenda così interessante) e relatori tutti di ottimo livello.

Steve Rubel ha dato il via alla serie di interventi con “the landscape ahead of digital media”, una presentazione sugli scenari futuri dei media digitali con uno speciale focus sui nuovi approcci di comunicazione – ben sintetizzati dal grafico in basso – e dalle sue osservazioni contenute in questo  post

open collaboration and the future of Public Relations

Luca Colombo di Microsoft ci ha riportati Italia con una una panoramica dello scenario italiano per quel che riguarda audience e mercato pubblicitario.

Tra i giornalisti presenti, Marco Pratellesi direttore del corriere.it è intervenuto sul tema stampa e nuove tecnologie, per spiegare come cambia la professione giornalistica e il mondo dei media tradizionali nell’era digitale. Secondo Pratellesi il corriere online  sarebbe cresciuto (per numero di utenti e introiti pubblicitari), non tanto per l’abilità dei suoi redattori ma  “perchè è un trend”.
Una tendenza inarrestabile che ha rivoluzionato il mondo della carta stampata fino a metterne in discussione il modello di business e la sopravvivenza stessa – “se il giornale fosse affidato ai lettori under 20 sarebbe già morto”, ha affermato il giornalista nel corso del suo intervento.

Comunque i media delle persone, in particolare i blog, hanno portato le redazioni sul piano della conversazione ed ora i giornali sono una comunità aperta. Questo cambiamento invita i relatori pubblici, che con i giornalisti sono chiamati a dialogare, a un approccio diverso, meno invasivo (invio del comunicato > recall massivo, o peggio invio fax (c’è ancora chi lo fa) > recall) e più creativo dal punto di vista dei contenuti. Un invito a popolare le newsroom dei siti istituzionali con contributi testuali e soprattutto multimediali.

Luca De Biase ha ricordato il concetto di simbiosi della comunicazione e dall’informazione – “io non vivo senza te, tu non vivi senza me” – dal quale le aziende non possono prescindere se vogliono sperimentare nuovi canali di comunicazione. Poi ha parlato dell’esperienza di Nova 100.

A chiusura dell’evento, le interessanti testimonianze con ralativi esempi di utilizzo dei nuovi strumenti di comunicazione (blog e social network) nell’ambito della comunicazione d’impresa proposti da Edison (settore energia) e Costa Crociere.

Edison
http://www.edison.it/changethemusic/it/
nel quadro della responsabilità sociale d’impresa (RSI)
http://www.edison.it/edisonblog/
Corporate blogging

Costa Crociere
http://www.worldofcosta.com/
Social networking/Travel experience
http://www.worldofcosta.com/it/second_life.aspx
Digital Events

 

 

Il Pulitzer a Bob Dylan

aprile 8, 2008

Il premio Pulitzer a Bob Dylan per “l’impatto profondo sulla musica popolare e la cultura americana, attraverso composizioni liriche dallo straordinario potere poetico”. Ma il Pulitzer, mi chiedo, non è un premio giornalistico? Allora la poesia di Dylan non c’entra nulla. C’entra invece, eccome, la sua abilità da storyteller. Il premio va al Dylan cronista, osservatore critico e visionario del nostro tempo. Già, critico. Un termine così desueto nella categoria alla quale pure appartengo… Sarà un segno?

Sempre a proposito del menestrello di Duluth eccovi una bella applicazione virale del suo celebre video “Subterranean homesick Blues”. Così, tanto per rimanere in tema.