Lavorare meglio, senza lavorare di più: gestire le energie per riappropriarti del tuo tempo.

Pubblicato gennaio 26, 2012 di Vincenzo De Tommaso
Categorie: lifestyle

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A proposito di propositi per il 2012, guardate qui che ho trovato sui blog di Harward Business Review; un post firmato da Tony Schwartz che ti migliorerà professionalmente.

Se migliorarti nell’organizzazione del tuo lavoro è il tuo focus per il 2012, non puoi perderti questo post prodigo di consigli per gestire la tua “busy agenda” nella maniera più efficace, evitandoti inutili stress e quella sensazione di sgomento che di sicuro avrai provato nella tua vita professionale, quando si è trattato di dover cercare di tenere insieme i pezzi a tutti i costi, anche quando sembrava che tutto intorno a te stesse crollando.
Ebbene, secondo il post di Schwartz , tutto parte da una scelta di fondo: imparare a dire “no”.

Questo permette di assegnare le priorità alle azioni imparando a distinguere tra ciò che è importante e ciò che è urgente.

Bisogna riconoscere che non ha tutti i torti chi denuncia l’overload di informazioni all’origine della mancanza di attenzione generata dalle continue chiamate, la lettura e la risposta alle mail e i meeting che si susseguono l’uno dopo l’altro.

@deadmanwriting

dal twitter di Michele Sarzana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A tutto questo si aggiunge l’uso ossessivo di tecnologia e social media  – ne parla anche Gramellini in una frizzante rappresentazione degli usignoli (canzonatura dell’utilizzatore compulsivo di Twitter) – che finiscono per invadere la nostra esistenza dentro e fuori dalla rete, dentro e fuori dal lavoro trasformandola un tutt’uno da inferno.

Troppi stimoli forse inevitabili per chi svolge certe professioni, ma con pochi accorgimenti si possono limare gli eccessi e ristabilire il giusto equilibrio nella tua vita lavorativa. Ecco 4 consigli da mettere in pratica senza indugi:

1.    Pianificare il proprio calendario tenendo presente la matrice di Convey che ti aiuta a distinguere ciò che è importante da ciò che è urgente.

Disciplinare i tempi del lavoro significa rendere automatiche certe mansioni.
“Building rituals” è fattore chiave per dare al lavoro dei riferimenti temporali precisi, questo aiuta a distribuire al meglio le energie.
Una delle consuetudini portate come esempio da Schwartz è rimanere “disconnessi” dopo cena e nei week-end

2.    Prendersi almeno 15-20 minuti a fine giornata lavorativa per fare mente locale su ciò che è accaduto durante il giorno e decidere il da farsi per il giorno seguente con speciale focus sulle priorità
Mai perdere di vista gli obiettivi, poi potrai concederti qualche distrazione ;-)

3.    Fare le cose più importanti nei primi 90 minuti della giornata lavorativa. Appena arrivati in ufficio, e-mail spenta, telefono silente, per chi non lavora in un open space, come il sottoscritto, porta chiusa. Assolti i compiti mattutini ci si può concedere un break per ricaricarsi.

4.    Stabilire le pause nel corso della giornata, una al mattino, l’altra il pomeriggio e staccarsi la scrivania per il pranzo. Poche semplici azioni che aiutano  a ricaricarsi e non “andare di matto”  durante la giornata, quando la lucidità viene meno.

nota a margine dell’autore: caro lettore, prima di scrivere questo post ho iniziato a mettere in pratica alcuni dei consigli di cui sopra traendone iniziando a riscontrare indubbi benefici. Tieni presente che chi scrive ha un concetto organizzazione tutta sua.. Ma più dell’organizzazione, di cui sui parla nell’articolo di Schwartz, conta la disciplina.
È grazie a questa infatti che gestire al meglio le energie diviene possibile, così puoi dedicare maggior alle cose che ami. Non è affatto vero che la dedizione totale al lavoro porta buoni frutti, al contrario, ritengo che le buone idee nascano sempre facendo altro.

Per esperienza personale posso dirti che è proprio così: per questo ai 4 punti di cui sopra ne aggiungerei un quinto: ogni tanto, “prova a pensare ad altro”.

Facebook Risiko 2012

Pubblicato gennaio 4, 2012 di Vincenzo De Tommaso
Categorie: new trends, social networking, supplemento mangia bevi e dormi di Nòva Mob

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Inauguriamo il 2012 con questa infografica che mostra la segmentazione dell’utenza  Facebook nei 15 Paesi di massima diffusione.

Diffusione e segmentazione del target

 

Il 61% delle imprese worldwide farà social media marketing nel 2012.

Pubblicato dicembre 14, 2011 di Vincenzo De Tommaso
Categorie: new trends, studi

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Le aziende punteranno di più sulla comunicazione attraverso i social media
nel corso del 2012. I social media stanno diventando una parte importante del business in tutto il mondo, e le aziende stanno progettando di aumentare l’uso di esso nei prossimi mesi.

Lo rileva Grant Thornton LLP nel recente “Rapporto Business International”
che tiene conto delle intenzioni dei dirigenti di tutto il mondo circa l’uso e dei social media in chiave marketing.

Emerge che le società latino-americane sono quelle più intenzionate ad aumentarne l’utilizzo, seguite dalle imprese del Sudest Asiatico, mentre, a livello comparativo, solo il 35% delle imprese dei paesi della vecchia Europa attualmente utilizzano i social media, anche se il 66% del campione prevede di incrementarne l’uso.

I mercati emergenti, dove la crescita economica si accompagna con la diffusione delle connessioni Internet, risultano anche i più effervescenti sul fronte social media, come testimonia la crescita dell’America Latina e dei paesi BRIC, Brasile, Russia, India e Cina.

Immagine
Interagire con i propri utenti è solo una delle modalità di utilizzo dei social media in tutto il mondo. Nel complesso, il 53% degli intervistati ha usato i social media per la pubblicità, il 51% per comunicare con i clienti e il 43% per il recruiting.

Fin qui i numeri. Per saperne di più su come la pensano gli executives che hanno preso parte alla survey, scarica l’analisi completa qui (Social Media and it’s associated risks .PDF

Sempre a proposito di social media, nel 2011 è andata così: “lo sapevi ?”. PEr saperne di più su cosa pensano

Segreti e idee per un corporate blog di successo.

Pubblicato dicembre 13, 2011 di Vincenzo De Tommaso
Categorie: blog, business and blog, giornalismi, marketing

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La creazione di un corporate blog è una grossa opportunità professionale per PR, giornalisti ed esperti di settore. L’obiettivo aziendale può essere differente a seconda dei casi, ma di solito prevale l’ambizione di diventare esperti nel proprio campo.

A conti fatti, le esperienze di corporate blogging, sono state tutto sommato poche nel nostro Paese (aggregate qui), eppure le opportunità per le aziende che ci credono sono possono essere molte, a partire dal costruire una solida reputazione di marca o aiutare l’impresa nel perseguimento di molti altri obiettivi aziendali: awareness, nuovi clienti, vendite, seo, engagement, etc…

Creare Valore

Tuttavia a molte imprese non è ancora chiaro cosa fa di un blog, un blog di successo. Nella mia attività di consulente e blogger ho avuto modo di analizzare alcune esperienze di corporate blogging, da ognuna ho cercato di apprendere qualcosa ed ho cercato di teorizzare attingendo dalla palestra di idee di Guy Kawasaki: un blog per funzionare deve essere “insightful”, altro rispetto a un sito di news. Che significa? Quasi tutti i blogger del pianeta non generano contenuti, ma si limitano rilanciare, commentare, tradurre, rielaborare il digest giornaliero. L’ importante è risalire direttamente alle fonti originali, verificarle, selezionarle, ordinarle nel proprio feed reader. Suggerisco di utilizzare Delicious, i favourites di Twitter o Evernote per il Web clipping.

Conosci il tuo target? Quasi mai un blog è per tutti: devi essere la bussola per chi ti segue, offrire studi e analisi di mercato originali (per esempio sul tema “hot” del mese) consigliare: “How to” , “Do & Don’t”, Tips ( ad esempio: 7 cose da fare per vendere casa prima), in poche parole informare, orientare, assistere . L’elemento di originalità e importante: 2-3 rubriche fisse garantiscono la periodicità dell’aggiornamento e aiutano a fidelizzare il lettore. La periodicità è importante, in quanto elimina l’ansia da foglio bianco.

Facciamo qualche esempio con alcune idee per un blog immobiliare. Ecco alcune idee per le rubriche (mi sono divertito a buttarne giù alcune).

  • “Conosci il tuo quartiere” (cronaca)
  • “La casa dello sportivo” (lifestyle)
  • IMHO: il mercato visto da… (gli esperti immobiliari)
  • In e Out (i fatti della settimana a contrasto)
  • Juice: il condensato dei fatti immobiliari della settimana (dalla rassegna stampa)
  • Red hot: notizie dal cuore dell’azienda

Il tutto con un tono di voce colloquiale, aperti al dialogo, pronti a commentare. Questi primi appunti, che potrebbero già costituire un’ossatura di piano editoriale.

Per questo post ho preso spunti da qui e da qui.

Intel celebra il Big Bang digitale.

Pubblicato novembre 21, 2011 di Vincenzo De Tommaso
Categorie: brand

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Per celebrare il 40° anniversario del processore Intel® 4004, il primo ad essere stato commercializzato, quattro giovani designer italiani danno vita al progetto “Processor Artwork”.

Intel li ha coinvolti nella realizzazione di diversi oggetti di design, per tradurre in forme comuni e funzionali il ruolo del processore, come comune oggetto della nostra vita quotidiana.

Ho selezionato quelle che mi sono sembrate le interpretazioni migliori: la Panca Wired, una riuscita combinazione tra passato e futuro, e la Lampada Flowers, very geek.

In questo video essenziale, il padre del processore, l’italiano Federico Faggin spiega il Big Bang digitale, “something that was never done before”.

Un motivo di orgoglio in più e, chissà, uno stimolo per ritornare a pensare in grande, in un Paese come il nostro, che ha nel talento creativo una delle sue espressioni migliori.

Dal primo processore ai nuovi chip spazieranno da PC a smartphone, da automobili a televisori, anticiperanno le esigenze degli utenti e forniranno consigli e indicazioni nell’arco della giornata, agendo così in modo più simile a un assistente personale.

Its_a_Smart_World_infographic spiega tutte le declinazioni di una tecnologia invisibile ma ubiqua, piccola ma potente, può passare inosservata ma ha cambiato la vita di tutti noi.

 

Steve Jobs vs. Bill Gates: chi vince il confronto?

Pubblicato novembre 15, 2011 di Vincenzo De Tommaso
Categorie: business, comunicazione, pensieri

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Steve è morto, viva Steve. Molti sostengono che il boss della Apple avesse in realtà una personalità molto controversa e irascibile, alcuni lo dipingono addirittura come un despota  – sebbene illuminato –  nei confronti di collaboratori e dipendenti.

Invece, tutti a considerare un santo Steve e un diavolo Gates.

Steve Jobs vs. Bill Gates

Potere della comunicazione che è arte dell’illusione, un’arte che Jobs maneggiava molto bene aggiungendovi un ingrediente raro:  il carisma personale. No, non è solo il celebre discorso di Stanford
, c’è molto altro dietro l’immagine oramai leggendaria di Jobs.

Il magnetismo di Jobs ha davvero qualcosa di diabolico. E il diabolico attrae ben più del bene, anche se Dio nell’antico testamento appare proprio come un despota, un tiranno, la cui autorità è spesso fondata sulla coercizione. Steve, a ben vedere,  si colloca proprio a cavallo tra le due dimensioni finendo per essere straordinariamente più interessante del suo eterno concorrente.

Mentre leggi, ascolta Simpathy for the devil


Lo stato della Blogosfera 2011.

Pubblicato novembre 14, 2011 di Vincenzo De Tommaso
Categorie: blog monitoring, studi, tendenze

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Technorati ha reso noto lo studio, State of the Blogosphere 2011, che monitora la crescita e i trends della blogosfera mondiale.

Gli oltre 4000 soggetti intervistati ridefiniscono i contorni della blogosfera 2011 spostando il focus dalla conversazione tra amici, che era la principale evidenza del 2010, alla relazione tra blogs.

Un “ecosistema” che appare più maturo – rispetto al 2010 i bloggers aggiornano i loro blogs con maggiore frequenza dedicando più tempo a questa attività – all’interno del quale vengono individuate cinque categorie di bloggers, dove gli hobbisti continuano a rappresentare la maggior parte “popolazione”; il 60% dei rispondenti alla survey.

Il secondo gruppo più numeroso è costituito dai professionisti (18%) – suddivisi a loro volta in Part- and Full-Timers, anche se per la maggior parte di questi gli introiti provenienti dall’attività di bloging non cistituisce la principale fonte di reddito.

Seguono gli Imprenditori (13%), che scrivono in prima persona della loro attività per condividere esperienze, essere riconosciuti in ambito professionale, attrarre clienti.

I Corporate bloggers sono “solo” l’8% del campione: per questi individui l’attività di blogging costituisce una parte del loro lavoro. Sono  esperti nel loro ambito di riferimento, in particolare nel settore tecnologico e del proprio mercato di riferimento. Sono “evangelists”, la cui azione è atta a dare visibilità e costruire una solida reputazione intorno alla propria azienda.

L’ambito continua ad essere in prevalenza maschile, i 3/5 sono uomini, per la maggior parte tra i 25-44, un terzo del campione è costituito da over 44.

Tra i trend rilevati quest’anno si segnala la forte influenza del mobile, nella categoria deo professional bloggers. Il 43% degli appartenenti a questa categoria cha hanno risposto alla survey dichiara di aver cambiato stile da quando ha iniziato ad adottasre smartphone e tablets. Più immagini (45%), meno testo, questa la macro tendenza rilevata.

L'impatto di smartphone e tablets sul blogging

I blogging tools più diffusi sono l’integrazione della syndication dei contenuti (75%), i widgets di social sharing (75%), così come il site search (58%).

I tools più utilizzati dai bloggers

I top tag del 2011:

News
Business
Politics
Entertainment
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Sports
Music
Movies
Blog
Technology
Fashion
Reviews
Health
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Software
Business
World
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TV
Marketing
Google
Media
Internet
Gadgets
Android

Via http://technorati.com

Nella rappresentazione dei media la donna torna casalinga.

Pubblicato novembre 9, 2011 di Vincenzo De Tommaso
Categorie: advertising, media, pensieri

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“Bella, sexy e casalinga”, tra realtà e provocazione la condizione femminile fa un salto indietro di almeno 50 anni.

Certo c’è di mezzo la crisi e il lavoro che manca, ma perché complicarsi la vita con idee innovative quando basta premere il tasto rewind?

Quasi che per rassicurare la donna debba ritagliarsi un ruolo marginale nella società, i media la rappresentano così: la Marion di Happy Days, la cui unica aspirazione è servire il piatto più buono alla famigliola; la servitrice di caffè in ufficio, la sposina sexy di “Amica”.

Nei media i segnali arrivano in anticipo, tira una brutta area per il gentil sesso. Lontanissima dalla realtà, retrograda, stucchevole la rappresentazione che ne viene proposta, proprio quando il Global Gender Gap Report 2011, colloca l’Italia al 74° posto nella graduatoria mondiale delle pari opportunità.

L’importanza dell’ascolto per comunicare: Il caso Tiger Woods (EA Sports)

Pubblicato ottobre 31, 2011 di Vincenzo De Tommaso
Categorie: advertising, alternative marketing, brand, comunicazione

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Il caso è un po’ datato, ma non so quanti lo abbiano riportato nella blogosfera italiana. Comunque l’esempio in questione è da manuale e dimostra che quando c’è l’ascolto anche le critiche più dure, dei blogger/users/adopters più influenti, perdono l’effetto devastante che potrebbero generare e si convertono in buzz positivo (se la marca reagisce con tempestività e intelligenza).

Basti guardare a come la EA Sports ha “ribaltato” a proprio favore le critiche rivoltele da un utente su You Tube. Nel video, dal titolo sarcastico “walking on water” si mostra un piccolo errore di visualizzazzione (glitch) in una delle schermate del gioco Tiger Woods PGA TOUR 08.

Già, un piccolo errore, ma tanto basta per scatenare le reazioni, talvolte piccate, della community per l’accostamento (involontario) di Tiger Woods a Jesù.

La risposta di EA Sports.

In questo caso (raro per la verità), le critiche sono state affrontate dall’azienda senza alcun risentimento, anzi,  come uno stimolo a fare meglio. Lo spot  diviene quasi uno sforzo di co-creazione. La comunicazione risulta migliorata. La reputazione è salva. EA Sports ha accettato la sfida della Rete. E l’ha vinta.

Una simpatica parodia dell’episodio dal forum http://www.fark.com

Bigger than Jesus


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